La NASA si trova di fronte a una significativa riduzione del personale, con quasi 4mila dipendenti che hanno aderito al programma di “dimissioni differite” (“deferred resignation program”, DRP) promosso dall’amministrazione Trump. Questa iniziativa, volta a contenere la spesa pubblica, porterà a una contrazione di oltre il 20% della forza lavoro dell’agenzia. Secondo Cheryl Warner, responsabile stampa della NASA, il DRP consente ai partecipanti di usufruire di un congedo amministrativo retribuito fino a una data di conclusione del rapporto lavorativo concordata. La prima fase del programma, con scadenza a febbraio, ha visto l’adesione di circa 870 dipendenti. La seconda fase, conclusasi il 25 luglio, ha registrato un’adesione ben più massiccia, con circa 3mila persone, inclusi coloro che hanno optato per programmi simili come l’Autorità per il Pensionamento Anticipato Volontario e il Programma di Incentivi alla Separazione Volontaria.
Complessivamente, includendo anche circa 500 dipendenti persi per normale avvicendamento da gennaio, la forza lavoro della NASA si ridurrà a circa 14mila unità entro il 9 gennaio 2026. Questa drastica riduzione del personale si inserisce in un contesto di tagli più ampi ai finanziamenti proposti dalla Casa Bianca. La richiesta di bilancio federale per il 2026 prevede una diminuzione del 24% dei fondi complessivi per l’agenzia e un taglio di quasi la metà al budget destinato alla ricerca scientifica.
Queste misure hanno sollevato forti proteste da parte di scienziati, ingegneri e appassionati di esplorazione spaziale. Quasi 300 scienziati della NASA hanno firmato la “Dichiarazione Voyager”, avvertendo che tali tagli potrebbero avere effetti devastanti sulla scienza americana e compromettere la sicurezza degli astronauti.


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