Il Jet Stream polare è una corrente a getto ad alta quota che gioca un ruolo cruciale nel modulare il clima delle medie latitudini durante l’inverno. Le sue ondulazioni possono determinare ondate di freddo estremo, tempeste di neve e significativi impatti socio-economici. Un esempio recente è la tempesta invernale del febbraio 2021, che ha paralizzato il Texas e causato centinaia di vittime. Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno suggerito un aumento della “sinusoidalità” del Jet Stream tra il 1990 e il 2010, ipotizzando un legame con l’amplificazione artica, ovvero il riscaldamento più rapido dell’Artico rispetto alle latitudini inferiori. Tuttavia, un fenomeno climatico osservato tra il 1958 e il 1988, noto come “warming hole” (WH), caratterizzato da un raffreddamento invernale anomalo nel sud-est degli Stati Uniti, è stato anch’esso associato a una maggiore ondulazione del Jet Stream diversi decenni prima della recente fase di riscaldamento artico.
Questa apparente contraddizione ha sollevato interrogativi fondamentali:
- Le ondulazioni moderne del Jet Stream sono davvero senza precedenti?
- Qual è il ruolo del Jet Stream nel determinare le tendenze termiche del passato, come il warming hole?
Per rispondere, i ricercatori hanno ricostruito un record dettagliato delle fluttuazioni del Jet Stream dal 1901 al 2023, utilizzando tecniche di machine learning e nove diversi set di dati climatici.
Metodi, dati climatici e rianalisi
Lo studio si è basato su una combinazione di:
- Dati giornalieri di temperatura media dal database Berkeley Earth (1880–2022).
- Cinque dataset di rianalisi climatica (inclusi ERA5, JRA-55 e NCEPr1) per ottenere informazioni sulla circolazione atmosferica e sulle altezze geopotenziali a 500 hPa.
Per analizzare l’ondulazione del Jet Stream, sono stati utilizzati tre indicatori complementari:
- Local Wave Activity (LWA) – misura le deviazioni locali del flusso atmosferico.
- Meridional Circulation Index (MCI) – quantifica la componente meridiana rispetto a quella zonale del vento.
- SOM Troughing Index (STI) – un nuovo indice sviluppato tramite mappe auto-organizzanti (Self-Organizing Maps, SOM), un algoritmo di machine learning che individua schemi ricorrenti nella circolazione atmosferica.
Decomposizione delle cause del warming hole
Gli autori hanno separato l’effetto dinamico (legato alla frequenza dei pattern di circolazione) da quello termodinamico (variazioni di temperatura indipendenti dalla circolazione) per attribuire le cause del raffreddamento invernale osservato tra il 1958 e il 1988.
I risultati
Ricostruzione storica del warming hole
Il raffreddamento medio di 1,3°C nel sud-est degli Stati Uniti durante l’inverno (DJF) tra il 1958 e il 1988 è stato confermato da tutti i dataset analizzati. Questo “buco di riscaldamento” (WH) ha coinciso con un aumento della frequenza di avvallamenti profondi del Jet Stream sulla regione.
Ondulazioni del Jet Stream nel XX secolo
L’analisi ha rivelato che:
- Negli anni ’40, ’60 e ’80 il Jet Stream presentava una maggiore ondulazione rispetto al periodo 1990–2010.
- Il picco di ondulazione negli anni ’60–’80 ha superato i livelli osservati durante la recente fase di amplificazione artica.
- Circa il 67% del raffreddamento del WH può essere spiegato da cambiamenti dinamici legati a un Jet Stream più ondulato.
Due fasi del warming hole
Il periodo 1958–1988 è stato suddiviso in due fasi:
- 1958–1970: Il raffreddamento era dominato da effetti dinamici (fino all’81% del totale).
- 1977–1988: Gli effetti termodinamici (probabilmente legati ad aerosol e modifiche della copertura del suolo) hanno contribuito quasi quanto quelli dinamici.
Discussione
I risultati mettono in dubbio l’idea che l’aumento moderno dell’ondulazione del Jet Stream sia un fenomeno esclusivamente legato al riscaldamento artico. Periodi di forte ondulazione sono stati frequenti anche prima dell’era satellitare e dell’accelerazione dell’amplificazione artica negli anni ’90.
Questa variabilità naturale, non considerata in molte analisi recenti, suggerisce che:
- L’ondulazione del Jet Stream è un fenomeno intrinsecamente variabile.
- Meccanismi atmosferici su scala oceanica, come la Pacific Decadal Oscillation (PDO), possono avere un ruolo importante nel modulare il comportamento del Jet Stream.
- Gli effetti degli aerosol e dei cambiamenti nella copertura vegetale potrebbero aver amplificato le anomalie termiche locali.
Lo studio evidenzia l’importanza di un approccio storico per comprendere le dinamiche atmosferiche odierne. Le ondulazioni del Jet Stream osservate nel XXI secolo non sono senza precedenti: il clima del secolo scorso ha già mostrato episodi simili, con impatti tangibili sulle temperature regionali. Questi risultati non escludono un ruolo dell’amplificazione artica nell’influenzare il Jet Stream, ma sottolineano la necessità di approfondire l’interazione tra fattori naturali e antropici. In un contesto di cambiamento climatico, comprendere queste dinamiche diventa cruciale per migliorare le previsioni degli eventi estremi.











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