Le pinne silenziose dell’ichthyosauro: ispirazione contro l’inquinamento acustico marino | FOTO

Un viaggio nel tempo: dai mari del Giurassico alle sfide tecnologiche del XXI secolo

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    Immagine a scopo illustrativo realizzata con l'Intelligenza Artificiale © MeteoWeb
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    Nuove strutture tegumentarie cartilaginee A sinistra, micrografia ottica del bordo posteriore crenulato di SSN8DOR11. Si noti che ogni dentellatura è supportata da un condroderma in posizione centrale. A destra, immagine ingrandita di un condroderma distale. Crediti: Randolph G. De La Garza, Martin Jarenmark e Johan Lindgren
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    Spettacolare fossile di tessuti molli di 183 milioni di anni fa (SSN8DOR11; Museo Paleontologico di Nierstein, Nierstein, Germania): una pinna anteriore isolata, simile ad un'ala, del gigantesco ittiosauro megapredatore Temnodontosaurus. Rappresentazione fotografica (a sinistra e al centro) e diagrammatica (a destra) dell'arto anteriore lungo un metro. Crediti: Randolph G. De La Garza, Martin Jarenmark e Johan Lindgren
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    Ricostruzione della vita del grande ittiosauro giurassico Temnodontosaurus. Credito: Joschua Knüppe
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Gli ichthyosauri, rettili marini vissuti durante il Mesozoico e noti per la loro sorprendente somiglianza con i delfini, potrebbero aver sviluppato pinne specializzate per cacciare in silenzio. Questa scoperta rivoluzionaria, descritta in un recente studio pubblicato su Nature da Johan Lindgren e colleghi, offre non solo una nuova prospettiva sull’ecologia dei grandi predatori giurassici, ma anche potenziali soluzioni per ridurre l’inquinamento acustico generato dalle attività umane nei nostri oceani. Il cuore dello studio è un fossile straordinariamente conservato di Temnodontosaurus trigonodon, un megapredatore del Giurassico inferiore (circa 183-181 milioni di anni fa). La pinna anteriore, lunga circa un metro, è stata ritrovata nelle marne bituminose del Posidonia Shale in Germania sud-occidentale, una formazione famosa per la conservazione eccezionale di resti fossili.

Ciò che rende unico questo esemplare è la presenza di tessuti molli fossilizzati, compresi dettagli finora sconosciuti della struttura cutanea e delle appendici cartilaginee rinforzanti chiamate chondroderms. Queste caratteristiche, secondo Lindgren et al., avrebbero permesso a Temnodontosaurus di ridurre il rumore idrodinamico durante la caccia, un adattamento cruciale in ambienti marini poco illuminati.

La morfologia della pinna: un’ala per il mare

Forma e struttura

Lo studio rivela che la pinna aveva un profilo a “planata alare” con:

  • Un bordo posteriore seghettato (serrations).
  • Ornamentazioni cutanee parallele alla corda della pinna.
  • Un’estremità distale carnosa e flessibile priva di supporto scheletrico.

Chondroderms: armatura di cartilagine

I chondroderms sono elementi cartilaginei mineralizzati, unici tra i rettili marini, che rafforzavano il bordo seghettato senza sacrificare la flessibilità. Queste strutture potrebbero aver funzionato in modo simile alle frange sulle ali dei gufi o alle pieghe caudali delle megattere, riducendo le turbolenze e, quindi, il rumore.

Simulazioni fluidodinamiche: come nuotava Temnodontosaurus?

Attraverso simulazioni di fluidodinamica computazionale (CFD), i ricercatori hanno testato il ruolo delle caratteristiche anatomiche della pinna. I risultati mostrano che:

  • Le seghettature sul bordo posteriore riducono significativamente il rumore a basse frequenze (<200 Hz), le stesse frequenze percepite da molti organismi marini come cefalopodi e pesci.
  • Le ornamentazioni cutanee (righe o creste) attenuano ulteriormente l’emissione di suoni e migliorano l’efficienza idrodinamica.
  • La flessibilità dell’estremità distale agiva come un “winglet” per controllare i vortici, migliorando la manovrabilità senza creare rumore eccessivo.

Implicazioni ecologiche: il predatore silenzioso

Temnodontosaurus era probabilmente un predatore all’apice della catena alimentare, dotato di occhi enormi (i più grandi conosciuti tra i vertebrati) e adattato a cacciare in condizioni di scarsa luminosità. Le sue pinne silenziose avrebbero permesso di avvicinarsi furtivamente a prede agili come cefalopodi e pesci senza allertarli con onde di pressione o suoni idrodinamici.

Dalla paleontologia all’ingegneria: applicazioni moderne

Le scoperte di Lindgren e colleghi vanno ben oltre la paleontologia. Gli ingegneri marittimi studiano da anni tecniche per ridurre l’inquinamento acustico antropogenico negli oceani, un problema che danneggia cetacei, pesci e altri organismi sensibili ai suoni. Tra le soluzioni esplorate:

  • Bordo seghettato per pale di turbine eoliche sottomarine.
  • Trattamenti superficiali bio-ispirati per navi e sottomarini.
  • Il design della pinna di Temnodontosaurus fornisce una prova evolutiva che queste tecnologie funzionano anche in condizioni reali.

Questa ricerca evidenzia come l’evoluzione abbia già “risolto” problemi ingegneristici che oggi affrontiamo. Dalle pinne silenziose di Temnodontosaurus possiamo trarre lezioni preziose per convivere in armonia con la fauna marina, riducendo l’impatto delle nostre attività sugli ecosistemi oceanici.