Una straordinaria scoperta pubblicata su Nature rivela il primo genoma antico completo mai sequenziato in Egitto. I resti appartengono a un uomo vissuto tra il 2855 e il 2570 a.C., sepolto in un vaso ceramico a Nuwayrat, in Alto Egitto. L’analisi genetica offre nuovi scenari sulla composizione ancestrale degli antichi egizi e sulle connessioni con il Vicino Oriente. Il corpo studiato appartiene a un uomo adulto vissuto in un periodo che segna il passaggio dalla fase Dinastica Arcaica all’Antico Regno (circa 2855–2570 a.C.), un’epoca di grande trasformazione culturale e istituzionale in Egitto. I suoi resti furono scoperti a Nuwayrat, vicino a Beni Hasan, 265 km a sud del Cairo, e conservati per oltre un secolo al World Museum di Liverpool.
La sepoltura in un vaso ceramico, collocata in una tomba scavata nella roccia, suggerisce un certo status sociale, rafforzato dalle pratiche funerarie e dai confronti con altri siti dell’Antico Regno. L’individuo aveva un’età stimata tra i 44 e i 64 anni e mostrava segni di intensa attività fisica: osteoartrite grave, usura dentaria marcata e lesioni coerenti con un lavoro prolungato in posizione inginocchiata. Gli studiosi ipotizzano che potesse essere un abile artigiano, forse un vasaio, proprio in coincidenza con l’introduzione del tornio da ceramica in Egitto.
Il genoma: un ponte genetico tra Africa e Asia
Il DNA è stato estratto da sette denti, ma solo due campioni si sono rivelati adatti per il sequenziamento completo del genoma (2x di copertura). L’analisi ha evidenziato che:
- circa l’80% dell’ascendenza genetica dell’individuo proviene da popolazioni neolitiche del Nord Africa, in particolare dal Marocco Neolitico Medio (Skhirat-Rouazi);
- il restante 20% è attribuito a popolazioni neolitiche della Mezzaluna Fertile orientale, in particolare della Mesopotamia.
Questa combinazione indica una connettività umana oltre che culturale tra l’Egitto e l’Asia occidentale già nel terzo millennio a.C., un dato che finora era ipotizzato solo sulla base di manufatti come ceramiche, sistemi di scrittura e animali domesticati.
Un nuovo scenario sulla popolazione dell’Antico Egitto
Il genoma di Nuwayrat si distingue anche per la mancanza di tratti genetici legati all’Africa subsahariana centrale, orientale o meridionale, come quelli riscontrati nel genoma di Mota (Etiopia, 4.500 anni fa). Al contrario, il suo profilo genetico è strettamente affine a popolazioni nordafricane e mediorientali, coerente con un pattern migratorio più anticamente condiviso nel bacino del Mediterraneo. Attraverso modelli di qpAdm e analisi ADMIXTURE, i ricercatori hanno escluso un’origine recente del componente mesopotamico (come quella proveniente dal Levante dell’Età del Bronzo), rafforzando l’ipotesi di un legame più antico e forse diretto con le popolazioni neolitiche della Mesopotamia.
Implicazioni per la storia genetica egiziana
Il genoma del Nuwayrat fornisce un punto di riferimento prezioso per studiare la transizione genetica in Egitto. Gli autori dimostrano che i genomi egizi successivi (come quelli del Periodo Intermedio Tardo, tra 787 e 544 a.C.) mostrano una crescente influenza genetica levantina, probabilmente associata a eventi storici come le invasioni degli Hyksos o le migrazioni cananee.
Inoltre, i modelli genetici suggeriscono che i moderni egiziani presentano una combinazione di:
- ascendenza legata al genoma di Nuwayrat (32–75%);
- componenti del Marocco neolitico;
- tratti levantini dell’Età del Bronzo;
- contributi successivi dall’Africa subsahariana, databili a circa 27 generazioni fa.
Un successo tecnico e metodologico
Il successo dello studio è dovuto a tecniche di sequenziamento avanzate e a condizioni di sepoltura favorevoli (vaso ceramico in tomba sigillata). Il DNA antico è stato difficile da ottenere per anni in Egitto, a causa del clima caldo e delle tecniche di imbalsamazione, che accelerano la degradazione del materiale genetico.
Gli autori auspicano un’espansione dello studio con ulteriori campioni, in collaborazione con le autorità egiziane, per comprendere meglio la diversità e la mobilità della popolazione egiziana nell’arco di tre millenni.


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