La Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC) è un sistema di correnti oceaniche che trasporta calore dalle regioni tropicali verso l’Atlantico settentrionale. Un suo rallentamento — o peggio, un collasso — è considerato uno degli scenari più temuti del cambiamento climatico. Ma cosa accade nei tropici se questo sistema si indebolisce? Secondo una nuova ricerca pubblicata su Nature da Pedro DiNezio e colleghi, la risposta è preoccupante: il rallentamento dell’AMOC ha un effetto domino che modifica i pattern di pioggia in vaste aree tropicali, aumentando drasticamente il rischio di siccità. I ricercatori hanno utilizzato modelli climatici e dati paleoambientali riferiti a un evento avvenuto tra 15.000 e 17.000 anni fa, noto come Heinrich Stadial 1 (HS1), durante il quale l’AMOC si indebolì drasticamente. Questo evento passato fornisce un banco di prova per verificare l’affidabilità dei modelli nel simulare le risposte climatiche globali.
Durante l’HS1, i tropici settentrionali (come Amazzonia, Mesoamerica e Africa occidentale) sperimentarono forti cali delle precipitazioni, mentre le aree tropicali dell’emisfero sud (come il sud America tropicale e l’Australia del nord) diventarono più umide. I modelli che riescono a riprodurre questi andamenti sono considerati più affidabili anche per prevedere il futuro.
Il meccanismo fisico: il raffreddamento che viaggia con i venti
Il cuore del meccanismo risiede nel raffreddamento del Nord Atlantico tropicale. Quando l’AMOC rallenta, l’acqua calda non raggiunge più le alte latitudini, raffreddando ampie aree dell’oceano. Questo raffreddamento si propaga a sud attraverso gli alisei, modificando il gradiente di temperatura tra emisfero nord e sud e spostando la Zona di Convergenza Intertropicale (ITCZ) verso sud. Il risultato è un drastico spostamento dei regimi delle piogge. Oltre alla fascia atlantica, le variazioni si trasmettono anche al Pacifico e all’Oceano Indiano, influenzando le precipitazioni in Indonesia, nelle Ande tropicali e nel subcontinente indiano.
Proiezioni future: rischio siccità nei tropici anche senza collasso totale
Sebbene le proiezioni dei modelli climatici per il XXI secolo mostrino una grande variabilità nell’evoluzione dell’AMOC, lo studio rivela un fatto importante: anche una riduzione moderata dell’AMOC può provocare un raffreddamento anomalo del Nord Atlantico tropicale, con impatti significativi sulle piogge tropicali. I modelli che replicano il raffreddamento tropicale atlantico osservato nel passato sono anche quelli che prevedono maggiori rischi di siccità futura in Amazzonia, Mesoamerica e Africa occidentale. Questo suggerisce che la valutazione dei modelli in base alle evidenze del passato è essenziale per stimare in modo più affidabile i rischi futuri.
Le zone a rischio: Amazzonia, Africa occidentale, India, Indonesia
Tra le aree più vulnerabili ai cambiamenti delle precipitazioni ci sono:
- Amazzonia e America Centrale: forte rischio di siccità prolungata.
- Africa Occidentale: riduzione delle piogge monsoniche con gravi impatti sull’agricoltura.
- India e subcontinente indiano: indebolimento dei monsoni estivi, dovuto al raffreddamento del Mar Arabico.
- Indonesia e Maritime Continent: rischio di riduzione delle piogge, con impatti su biodiversità e sicurezza alimentare.
Lo studio dimostra che anche senza un collasso completo dell’AMOC, l’indebolimento atteso nel XXI secolo a causa del riscaldamento globale potrebbe comunque avere effetti devastanti sui sistemi tropicali. L’intensità delle siccità previste — in alcuni casi una riduzione delle precipitazioni fino al 40% — mette a rischio milioni di persone e interi ecosistemi. È quindi fondamentale che le politiche climatiche tengano conto dell’influenza della circolazione oceanica e che i modelli usati per guidarle siano validati con i dati del passato. L’adattamento ai cambiamenti climatici nei tropici deve diventare una priorità globale.


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