Il Sud Sudan sta affrontando una delle peggiori epidemie di colera degli ultimi anni: oltre 80mila casi confermati e almeno 1.400 decessi da ottobre 2024. A lanciare l’allarme sono le Nazioni Unite e le autorità locali, che parlano di una “preoccupante escalation” aggravata da conflitti, sfollamenti, alluvioni e carestie. In un incontro interministeriale a Juba, governo, società civile e agenzie ONU hanno definito l’epidemia una “crisi multisettoriale”. Le misure previste includono campagne vaccinali, miglioramento dell’accesso all’acqua potabile e potenziamento dei servizi igienico-sanitari. Tuttavia, le infrastrutture restano fragili e il sistema sanitario è sotto pressione.
Con la stagione delle piogge imminente, le prossime 8 settimane saranno decisive: le alluvioni possono raddoppiare la diffusione del colera, ostacolando i soccorsi e contaminando le fonti idriche. La malattia, causata da acqua o cibo contaminati, è altamente contagiosa ma prevenibile grazie a igiene, vaccinazione e cure tempestive.
Sul fronte dei fondi, la situazione è critica: servirebbero 1,69 miliardi di dollari per coprire i bisogni umanitari nel 2025, ma finora ne sono stati raccolti solo 368 milioni.


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