Il sito neolitico di Stonehenge, con i suoi imponenti massi disposti in un cerchio, attira ogni anno milioni di visitatori, curiosi e seguaci New Age. Per lungo tempo, un alone di mistero ha avvolto l’origine di questi megaliti, in particolare la provenienza e il trasporto di alcuni massi da luoghi lontani. Ora, una nuova ricerca condotta dall’Aberystwyth University in Galles sembra porre fine a una delle più dibattute controversie archeologiche, confermando che Stonehenge è, senza ombra di dubbio, un’opera interamente umana.
Uomo contro Natura
Il dibattito principale si è incentrato sulla provenienza dei massi, alcuni dei quali, come il famoso megalito di basalto blu, sono stati tracciati fino al Pembrokeshire, in Galles, a ben 225 km di distanza da Stonehenge. Questa enorme distanza ha alimentato 2 teorie contrapposte: la maggior parte degli archeologi sosteneva che il trasporto fosse stato eseguito da esseri umani, nonostante le immense difficoltà logistiche dell’epoca, mentre una minoranza propendeva per un “miracolo naturale“, ipotizzando che i massi fossero stati trascinati e posizionati dall’azione dei ghiacciai durante l’era glaciale.
Le prove geologiche
Il team di ricercatori dell’Aberystwyth University ha messo fine a questa incertezza con prove geologiche concrete. Concentrandosi in particolare sullo studio del masso Newall, ritenuto uno dei più antichi eretti a Stonehenge circa 5mila anni fa e proveniente da Craig Rhos-y-Felin nel Pembrokeshire, i ricercatori hanno condotto un’analisi approfondita.
I risultati della loro indagine sono inequivocabili, non vi sono prove che supportino minimamente la teoria del trascinamento dei ghiacci. Le analisi geologiche non hanno trovato alcuna traccia che possa suggerire un trasporto glaciale per il masso Newall, né per altri studiati precedentemente. Questo significa che la complessa disposizione dei massi a Stonehenge, inclusi quelli provenienti da centinaia di chilometri di distanza, è stata interamente realizzata attraverso lo sforzo e l’ingegno umano.
Un trionfo dell’ingegneria antica
Questa scoperta non solo risolve un enigma decennale, ma accresce anche l’ammirazione per le capacità ingegneristiche e organizzative delle popolazioni neolitiche. Resta da approfondire come esattamente gli antichi costruttori siano riusciti a spostare e erigere massi di tali dimensioni e peso su distanze così considerevoli, ma l’ipotesi di un intervento naturale è stata ormai scartata.


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