Terremoti, Florindo (INGV): “nel 2024 in Italia 46 scosse al giorno, una ogni 30 minuti”

"Nel secolo scorso 30 terremoti sono stati veramente forti con magnitudo pari o maggiore a 5.8"

Abbiamo una rete sismica di circa 500 centri a livello nazionale, molto ben strutturata e importante, che ci permette di analizzare anche i più piccoli eventi sismici. Soltanto nel 2024 abbiamo avuto quasi 17mila terremoti, una media di circa 46 eventi al giorno, significa un terremoto ogni 30 minuti. Ma la percentuale di eventi di magnitudo pari o superiore a 2, quindi che possono essere avvertiti dalla popolazione, è molto piccola“: è quanto ha affermato il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Fabio Florindo, in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, in merito all’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dal 2019.

Dall’anno mille in poi, ha proseguito Florindo, “in Italia abbiamo avuto circa 260 terremoti forti o fortissimi e abbiamo visto che abbiamo in media un terremoto di magnitudo pari o superiore a 5.5 ogni 4 anni. Per quanto riguarda ad esempio il Friuli, a partire dal 1.300, c’è stato quasi un terremoto devastante al secolo“.

Successivamente, il presidente INGV ha ricordato come dal terremoto del 1980 “le cose sono cambiate tantissimo: oggi noi con il nostro accordo con la protezione civile e con la nostra rete di monitoraggio entro 2 minuti dobbiamo dare l’esatta localizzazione del terremoto in termini di magnitudo e aree bicentrale“. “Nel secolo scorso 30 terremoti sono stati veramente forti con magnitudo pari o maggiore a 5.8 e alcuni sono stati catastrofici in termini di danneggiamento alle abitazioni e alle infrastrutture, quindi con intensità superiore anche al decimo grado della scala Mercalli” ha proseguito Florindo, precisando che “dal 2000 abbiamo registrato circa 400mila eventi in Italia e di questi però dobbiamo considerare che circa l’80% hanno una magnitudo non superiore a 2, che significa che non sono risentiti dalla popolazione. Di questi 400mila, 44 hanno avuto un magnitudo pari o superiore a 5” specificando che “i più importanti sono sempre distribuiti lungo la catena appenninica“.

A noi piacerebbe prevedere il terremoto ma allo stato attuale delle cose è veramente impossibile. Ci sono varie tecniche, non solo a livello nazionale ma internazionale. Negli Stati Uniti, che sono molto in avanti con questo tipo di ricerche, la faglia di Sant’Andrea in California è monitorata con ogni tecnica, ogni strumento pensato per captare ogni minimo segnale precursore, eppure non si riesce“, ha sottolineato i presidente INGV. “La geologia non è uguale ovunque, cambiano le condizioni a comporre in ogni zona del pianeta, quindi magari oggi siamo in grado, per una serie, diciamo, di fortuite circostanze, un terremoto che avviene qui a Roma ma con gli stessi parametri il prossimo non avrà le stesse caratteristiche, non riusciamo a percepire quale è il parametro migliore da considerare. Allo stato attuale della tecnologia, delle conoscenze prevedere i terremoti è impossibile ma ci delle cose che noi possiamo fare sono molte misure di prevenzione chiamiamo così strutturali e non strutturali. Strutturale la costruzione degli edifici devono essere fatte seguendo le norme antisismiche. Adesso ci sono le norme per la costruzione, l’NTC 18, che verranno aggiornate a breve, oppure rafforzare gli edifici esistenti per resistere il più possibile agli scuotimenti di terremoti di magnitudo superiore almeno a 4. Per quanto riguarda la parte non strutturale, abbiamo creato degli opuscoli, abbiamo fatto tanta parte divulgativa nelle scuole cercando di spiegare il più possibile cosa fare in caso di un evento sismico o anche in caso di un evento eruttivo. Si tratta di alcune migliaia di studenti ogni anno, dalla quinta elementare al quinto superiore, ai quali cerchiamo i dare quelle norme di base che possono veramente salvare la vita“.

Nel 2004 abbiamo pubblicato la mappa nazionale di pericolosità dove sono evidenziate con colori diverse le zone dove c’è la più alta probabilità da qui a 50 anni di avere terremoti importanti da qui ai prossimi cinquant’anni. Questa mappa è importante perché deve essere tenuta in conto dagli ingegneri e da chi costruisce non solo le abitazioni ma anche le infrastrutture. Adesso stiamo lavorando alla nuova mappa di pericolosità che cerchiamo di avere entro l’anno, almeno una prima versione, da pubblicare poi in collaborazione con la Protezione Civile nella primavera 2026. Questa è il riferimento per le norme tecniche, che furono aggiornate nel 2008, poi riaggiornate nel 2018 e adesso sono in attesa della nuova mappa“, ha annunciato Florindo.