Vent’anni fa, il 3 agosto 2004, l’umanità rivolgeva nuovamente il suo sguardo a Mercurio, il pianeta più interno e meno esplorato del nostro Sistema Solare. Dopo un’attesa di oltre 30 anni dall’ultima missione dedicata, la sonda Messenger (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging) prendeva il volo dal complesso di lancio 17B a Cape Canaveral. Il lancio, originariamente previsto per il giorno precedente, era stato rinviato all’ultimo momento a causa dei venti e della pioggia portati dalla tempesta tropicale Alex. La pazienza però è stata ripagata: il razzo Delta II si è innalzato nel cielo, dando inizio a un viaggio anni che avrebbe rivoluzionato la nostra comprensione del pianeta.
La missione Messenger, un progetto della NASA gestito dalla Johns Hopkins University, aveva l’ambizioso obiettivo di orbitare attorno a Mercurio per mappare la sua superficie, studiare la sua composizione e indagare il suo campo magnetico.
Il successo della missione ha fornito dati senza precedenti, rivelando la presenza di ghiaccio d’acqua nei crateri polari e confermando la natura unica e complessa del piccolo e rovente mondo.


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