Dall’alba dell’universo: Earendel potrebbe non essere una stella solitaria

Il caso di Earendel sottolinea quanto l’universo primordiale possa riservare sorprese anche per gli strumenti più avanzati

Una delle scoperte più affascinanti degli ultimi anni in astronomia potrebbe dover essere rivista. Earendel, l’oggetto celeste individuato nel 2022 dal telescopio spaziale Hubble e noto come la stella più distante mai osservata, ha inizialmente catturato l’immaginazione della comunità scientifica per la sua età e luminosità straordinarie. L’oggetto era stato considerato una stella singola formatasi appena 900 milioni di anni dopo il Big Bang, in un’epoca in cui l’universo era ancora giovane e in piena fase di formazione delle prime galassie e degli ammassi stellari. La sua incredibile distanza e la luce che giunge fino a noi hanno offerto agli astronomi un vero e proprio “fossile cosmico”, una finestra unica per studiare le condizioni fisiche e chimiche dei primi miliardi di anni dell’universo. Tuttavia, le osservazioni più recenti con il James Webb Space Telescope suggeriscono che ciò che Hubble aveva rilevato potrebbe non essere una singola stella, ma un compatto raggruppamento di stelle legate gravitazionalmente, un dettaglio che potrebbe riscrivere parte della nostra comprensione dei primissimi oggetti luminosi dell’universo.

La scoperta di Earendel

Situato a circa 12,9 miliardi di anni luce nella galassia Sunrise Arc, Earendel era stata inizialmente interpretata come una stella formatasi appena 900 milioni di anni dopo il Big Bang, quando l’universo aveva circa il 7% della sua età attuale. La sua scoperta era stata resa possibile grazie a un fenomeno noto come lente gravitazionale: un enorme ammasso di galassie interposto tra la Terra e Earendel deforma lo spazio-tempo, amplificando la luce dell’oggetto distante e rendendolo osservabile. Si stima che questo effetto di ingrandimento abbia reso Earendel almeno 4mila volte più visibile di quanto sarebbe normalmente.

Nuove osservazioni con il James Webb Space Telescope

Studi più recenti, pubblicati su The Astrophysical Journal, hanno analizzato Earendel con il James Webb Space Telescope (JWST). Gli astronomi hanno esaminato le caratteristiche spettrali dell’oggetto e le hanno confrontate con quelle degli ammassi globulari, tipologie di ammassi stellari presenti anche nell’universo locale. Dai dati emerge che il profilo di luminosità e il continuum spettrale di Earendel potrebbero corrispondere alla combinazione di più stelle piuttosto che a un singolo astro.

Questa nuova interpretazione è supportata dai dati raccolti dagli strumenti NIRCam e NIRSpec del JWST. Analizzando la luminosità, la temperatura e il colore dell’oggetto, i ricercatori hanno rilevato indizi di una possibile stella compagna più fredda, suggerendo che Earendel possa essere parte di un insieme di stelle legate gravitazionalmente.

Incertezza e prospettive

Nonostante i risultati, la classificazione definitiva rimane incerta. Lo spettro ottenuto da NIRSpec può essere molto simile sia per una stella singola altamente amplificata che per un piccolo ammasso stellare. Pertanto, confermare la natura di Earendel richiederà ulteriori osservazioni, in particolare monitorando gli effetti di microlensing, che possono evidenziare variazioni di luminosità più marcate quando l’oggetto osservato è piccolo, come una singola stella o un sistema multiplo, rispetto a un grande ammasso.