L’uragano Erin ha colpito nelle ultime ore la costa orientale degli Stati Uniti, portando forti venti, mareggiate e allagamenti localizzati lungo le Outer Banks della Carolina del Nord. Nonostante le dimensioni eccezionali – il diametro del ciclone supera i 965 km, circa il doppio rispetto a un uragano medio – i danni finora sembrano contenuti, grazie a una traiettoria che ha permesso al fenomeno di passare tra la costa americana e le isole atlantiche.
Secondo il National Hurricane Center di Miami, Erin resta un uragano di 2ª categoria, con venti sostenuti fino a 160 km/h, ma dovrebbe indebolirsi progressivamente nei prossimi giorni spostandosi verso l’oceano. L’allerta rimane comunque alta per le comunità costiere dal North Carolina al New England: il rischio maggiore non è solo legato ai venti, ma soprattutto alle correnti di risacca, all’erosione costiera e alle inondazioni da marea di tempesta.
Outer Banks: paura contenuta ma spiagge fragili
Le Outer Banks, sottili isole sabbiose che emergono solo pochi metri sopra il livello del mare, sono particolarmente vulnerabili alle mareggiate. Onde alte fino a 5,5 metri hanno superato le dune naturali, allagando tratti della Highway 12 e isolando Ocracoke, che ha perso il collegamento con il terminal dei traghetti. Tuttavia, come ha spiegato Bobby Outten, manager della contea di Dare, uno degli scenari peggiori – la formazione di nuovi canali marini attraverso le dune – non si è verificato.
Allerta dalle Bermuda al New England
Oltre al litorale statunitense, un’allerta per tempesta tropicale è stata diramata anche alle Bermuda, dove le autorità hanno raccomandato a residenti e turisti di evitare le acque fino a venerdì. Più a Nord, da New York fino alle coste del Massachusetts, le mareggiate previste superano i 4,5 metri, minacciando località come Nantucket e Martha’s Vineyard con erosione e allagamenti. Nonostante il divieto di balneazione, a Rockaway Beach, nel Queens, diversi surfisti hanno sfidato le onde di Erin.
Un gigante nell’Atlantico
Formatosi quasi una settimana fa, Erin ha mostrato un comportamento irregolare nell’intensità ma si distingue per l’ampiezza del sistema, che copre oltre 600 miglia nautiche. Ciò lo rende paragonabile ai cosiddetti “Cape Verde storms”, uragani che traggono energia dalle acque calde dell’Atlantico tropicale e che spesso si trasformano nei fenomeni più potenti e pericolosi per il continente americano.
La sfida della resilienza costiera
L minaccia maggiore non è solo il singolo uragano, ma la ripetizione di eventi estremi che consumano progressivamente le difese naturali. Le dune e le spiagge hanno subito un duro colpo nelle ultime 24 ore, e la prossima marea agirà su strutture già indebolite, secondo Reide Corbett, direttore del Coastal Studies Institute.
Erin perderà forza
Erin perderà forza mentre si sposta verso l’Atlantico settentrionale, incontrando condizioni atmosferiche più ostili, e potrebbe diventare una tempesta tropicale entro domenica, lontana dalla violenza dell’uragano di 5ª categoria raggiunta la scorsa settimana. Erin è stato uno degli uragani a intensificazione rapida più veloci della storia dell’Atlantico, passando da 1ª categoria 1 a 5ª categoria in sole 24 ore.
È probabile che Erin non sia l’ultimo uragano a rapida intensificazione della stagione: lo scorso anno se ne sono registrati 9. Nei prossimi giorni potrebbero svilupparsi nuovi sistemi tropicali sulla scia di Erin. Un’area vicino alle Isole Sopravento caraibiche ha elevate probabilità di evolvere almeno in depressione tropicale nel weekend, seguendo forse una traiettoria simile a quella di Erin. Un’altra zona di sull’Atlantico tropicale ha probabilità medie di trasformarsi in depressione tropicale di breve durata entro la fine della settimana.


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