Il caldo non risparmia le città italiane, come emerge dall’analisi di Legambiente. La campagna “Che Caldo Che Fa!“, realizzata con il supporto di Banco dell’Energia e in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, ha monitorato 10 quartieri in 5 città, registrando dati allarmanti. Da fine giugno a fine luglio, la temperatura ambientale media rilevata è stata di 35,4°C, con un picco massimo di 43°C a Secondigliano (Napoli). Le superfici, come asfalto e cemento, raggiungono temperature ancora più elevate, con una media di 45,6°C e picchi estremi di 85,4°C nel quartiere Argonne a Milano, su un tappetino in gomma in un parco giochi.
L’associazione ambientalista sottolinea come la crisi climatica stia esacerbando il fenomeno delle isole di calore urbane, con un aumento dei bollettini rossi: 203 da fine maggio a luglio 2025, contro i 153 dello stesso periodo l’anno precedente.
Di fronte a questa situazione, Legambiente propone quattro soluzioni concrete:
- Dotare le città di una governance climatica efficace, con piani di adattamento integrati;
- Rivoluzionare l’urbanistica con regolamenti edilizi che favoriscano l’uso di materiali permeabili e riflettenti;
- Creare “rifugi climatici” in ogni quartiere, sfruttando spazi verdi e ombreggiati;
- Sviluppare politiche di adattamento che considerino le disuguaglianze socio-economiche, per proteggere i quartieri più vulnerabili.
Le evidenze raccolte dimostrano chiaramente che la presenza di alberature e l’ombreggiatura possono fare la differenza, abbassando drasticamente le temperature delle superfici e, di conseguenza, rendendo le città più vivibili. L’iniziativa di Legambiente mette in luce una nuova forma di disuguaglianza, la “cooling poverty“, che colpisce le fasce più fragili della popolazione.


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