Cibo extraterrestre, scienziati attendono il ritorno di semi di egusi inviati nello spazio

Una volta tornati sulla Terra, inizieranno gli esperimenti su quello che viene pubblicizzato come il primo cibo proveniente dall'Africa occidentale ad essere inviato nello spazio

Se mai i terrestri colonizzeranno Marte, non potranno farlo a stomaco vuoto, e lo scienziato e imprenditore nigeriano Temidayo Oniosun ritiene che una buona zuppa di egusi, un piatto base in Nigeria, potrebbe essere il cibo perfetto per i lunghi viaggi spaziali. Space in Africa, un’azienda con sede a Lagos, in Nigeria, fondata da Oniosun, attende il ritorno dei semi di egusi nell’Oceano Pacifico questo sabato, dopo un viaggio della scorsa settimana a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) su una capsula SpaceX, nell’ambito di una partnership tra la NASA e aziende private. Una volta tornati sulla Terra, inizieranno gli esperimenti su quello che viene pubblicizzato come il primo cibo proveniente dall’Africa occidentale ad essere inviato nello spazio.

L’egusi è un seme di alcune cucurbitacee, ricco di grassi e proteine, consumato nell’Africa centrale e occidentale, in particolare sotto forma di uno stufato chiamato zuppa di egusi.

Il viaggio spaziale di questi semi inaugura potenzialmente un’era in cui l’esplorazione spaziale riflette la diversità del mondo, ritiene Oniosun. “Quando parliamo di colonizzazione di altri pianeti da parte dell’umanità, non si tratta solo di una missione americana o europea, ma di una missione globale”, ha dichiarato all’AFP.

Esperimenti su cibo extraterrestre

Gli esperimenti su cibo extraterrestre, ovvero cibo coltivato o testato in assenza di gravità, sono in corso da diversi anni. La conservazione e la produzione di cibo nello spazio sono considerati elementi chiave per le missioni di lunga durata, durante le quali è impossibile un rifornimento frequente.

Scienziati dell’Università della Florida, negli Stati Uniti, e dell’Istituto Internazionale di Agricoltura Tropicale (IITA), con sede nella città nigeriana di Ibadan, analizzeranno i semi “per studiare gli effetti dell’esposizione allo spazio” e all’assenza di gravità, in particolare sul DNA dei semi. Una volta piantati, i ricercatori ne monitoreranno la crescita e la capacità di germinare dopo il loro rientro.