Un recente rapporto del Dipartimento dell’Energia Americano (DOE) mette in discussione decenni di teorie e politiche legate al cambiamento climatico. Il documento, intitolato “Una revisione critica dell’impatto delle emissioni di gas serra sul clima”, è stato analizzato dal professor Franco Battaglia, docente di Chimica Fisica all’Università di Modena e Reggio Emilia, il quale sostiene che le sue conclusioni confermano quanto lui e altri scienziati hanno sostenuto per anni.
In un articolo per il quotidiano La Verità, il professor Battaglia ha espresso la sua soddisfazione per l’uscita del rapporto: “Conferma tutto quel che ho sostenuto per 25 anni.” Il professore, che si definisce parte di una “maggioranza degli uomini di scienza” la cui voce è stata “volontariamente soffocata“, sottolinea come il documento del DOE sia stato curato da un team di esperti, tra cui fisici e scienziati dell’atmosfera.
La CO₂ non è un inquinante e gli eventi estremi non sono in aumento
Il rapporto del DOE, analizzato da Battaglia, affronta diversi punti critici del dibattito ecologista. Già nella prima parte, secondo il docente, viene sfatato il mito della CO₂ come inquinante. “La CO₂ non ha alcuna delle caratteristiche per trattarla come inquinante: ‘è simile al vapor acqueo’“, afferma Battaglia citando il documento. Anzi, il gas “promuove la crescita delle piante, una vegetazione più rigogliosa e raccolti più ricchi“.
Il professore ribadisce inoltre che parlare di “acidificazione degli oceani” è “inappropriato“, poiché un aumento della CO₂ ne riduce solo l’alcalinità, portando a condizioni che “sono un bene” per la vita marina. Il documento, sempre secondo Battaglia, smentisce anche le preoccupazioni sulla riduzione della calcificazione delle barriere coralline, dimostrando che esse sono “oggi più estese di 50 anni fa“.
Sul fronte degli eventi meteorologici estremi, il rapporto afferma che “non si osserva alcuna significativa variazione rispetto alle serie storiche del passato“. Sebbene negli Stati Uniti siano state registrate più ondate di calore a partire dagli anni ’50, i dati mostrano che “gli anni con maggiori ondate di calore in assoluto sono stati gli anni Venti e Trenta“.
Innalzamento dei mari e politiche climatiche: danni maggiori che benefici
Il professor Battaglia prosegue analizzando i capitoli dedicati all’innalzamento degli oceani, rilevando che “a partire dal 1900, si è avuto un innalzamento di 20 cm“. Il documento del DOE, tuttavia, evidenzia che “la maggior parte dell’innalzamento si ebbe negli anni 1820-60, ben prima delle emissioni antropiche di gas serra“. Gran parte di questo fenomeno, aggiunge Battaglia citando il rapporto, è dovuto a “fenomeni di subsidenza“.
Le conclusioni più significative del rapporto, secondo il professore, riguardano però l’impatto delle politiche climatiche. “Le politiche di abbattimento delle emissioni e i tentativi di fermare il riscaldamento globale […] fanno più danno che se non si facesse nulla“, si legge nel documento citato da Battaglia. In particolare, la politica americana “non avrà alcun misurabile effetto sul clima globale“, portando il professore a concludere, con tono provocatorio: “Figuriamoci la politica della UE o, ancora di più, quella nostra italiana“.


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