Le autorità sanitarie della provincia cinese del Guangdong hanno segnalato 225 nuovi casi di febbre chikungunya in una sola settimana, con la città di Foshan come epicentro dell’epidemia: qui sono stati registrati 119 contagi. Altri focolai sono stati individuati a Guangzhou (49 casi) e Shenzhen (16), mentre il resto è distribuito in altre aree della provincia. Secondo il Centro regionale per il controllo e la prevenzione delle malattie, tutti i pazienti presentano forme lievi della patologia e, nonostante l’ampia diffusione, non sono stati riportati decessi né complicazioni gravi. L’epidemia, scoppiata a inizio luglio, ha finora colpito circa 10mila persone nel Sud della Cina, con segnalazioni anche a Macao, Hong Kong e nella regione autonoma del Guangxi Zhuang.
I dati mostrano tuttavia una netta riduzione della curva epidemica: dal 3 al 9 agosto i casi erano 1.387, scesi a 830 nella settimana successiva e a 336 tra il 16 e il 23 agosto. La malattia, trasmessa dalle zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus, si manifesta con febbre improvvisa, dolori articolari e muscolari, eruzioni cutanee e brividi, con un periodo di incubazione compreso tra 3 e 12 giorni.
Al momento non esistono né cure specifiche né vaccini contro il virus, rendendo cruciali la prevenzione e il controllo delle popolazioni di zanzare nelle aree colpite.


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