Nonostante il calo delle temperature, forti raffiche di vento stanno rendendo più difficile le operazioni di spegnimento degli incendi che dai primi di agosto devastano la Spagna occidentale e hanno provocato quattro morti e numerosi feriti, tra cui tre guardie forestali e un Vigile del Fuoco in gravi condizioni. La direttrice della Protezione Civile, Virginia Barcones, in conferenza stampa ha parlato di “uno scenario più favorevole” con un livello 2 di rischio elevato stabilizzato a 21 roghi, che rappresentano ancora una minaccia per la popolazione, mentre sono diminuite le richieste di intervento dei militari dell’Unità di emergenza dell’esercito (Ume).
Attualmente sono dispiegati sul fronte degli otto incendi più preoccupanti, nelle province di Leon, Ourense o Zamora, dove “le temperature sono scese, anche se forti raffiche di vento hanno complicato i lavori di estinzione delle fiamme”, ha segnalato la direttrice di Protezione Civile.
Si spera che le piogge previste per domani in alcune delle regioni più colpite dai roghi aiutino le operazioni di spegnimento. Mentre continua l’arrivo di aiuti internazionali, mediante il Meccanismo europeo di Protezione Civile: ai Canadair inviati da Italia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Slovenia, agli oltre 60 pompieri e 24 veicoli dalla Germania, ai 66 Vigili del Fuoco e 23 veicoli dalla Francia, si sono uniti nelle ultime ore una squadra da Andorra e 50 pompieri dalla Romania.
Finita una forte ondata di caldo
La Spagna è appena uscita da un’ondata di caldo estremo durata 16 giorni, con temperature che hanno superato i +40°C in molte regioni. Il caldo soffocante ha contribuito ad alimentare i numerosi incendi che hanno causato l’evacuazione di decine di villaggi e la morte di quattro persone in tutto il Paese. Mentre molti incendi sono stati causati da fulmini durante “tempeste secche” senza pioggia, altri sono stati appiccati volontariamente.
Nelle ultime 2 settimane 350mila ettari in fiamme
Nel 2025, in Spagna sono andati in fiamme complessivamente 396.791 ettari di cui la stragrande maggioranza è stata consumata dagli incendi di agosto. Al 29 luglio, il numero di ettari bruciati era di 41.903. Entro il 7 agosto, il totale aveva raggiunto i 47.302. Successivamente, l’area bruciata ha iniziato a crescere vertiginosamente, raggiungendo i 396.791 ettari, il che significa che negli ultimi 15 giorni sono andati in fumo circa 350.000 ettari. Queste le stime del Sistema Informativo sugli Incendi Forestali (Effis) della Commissione Europea e di Copernicus, raccolte da Europa Press.
Se queste stime fossero confermate, ”il 2025 potrebbe essere l’anno con il maggior numero di ettari bruciati nel XXI secolo”, ha dichiarato il WWF a Europa Press, sulla base dei dati del Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (Miteco). Per trovare un anno con un numero peggiore di ettari bruciati, dovremmo tornare al 1994, quando andarono in fumo 437.602,50 ettari.


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