Meteo, fusione record della neve sulle Alpi: lo zero termico sfiora i 4500 metri

Fusione nevosa record sulle Alpi: cosa sta accadendo in quota?

L’estate 2025 si sta rivelando critica per le Alpi, in particolare per il bilancio di neve e ghiaccio ad alta quota. Dopo un giugno eccezionalmente caldo, le montagne alpine hanno sperimentato una fusione accelerata del manto nevoso, con ripercussioni sempre più evidenti sulla salute dei ghiacciai. I dati raccolti evidenziano un’anomalia preoccupante: lo zero termico, ovvero la quota alla quale la temperatura dell’aria scende a 0°C, ha raggiunto livelli mai osservati prima, sfiorando i 5.400 metri sul livello del mare.

Già a partire da inizio giugno, le temperature sono salite rapidamente: Torino ha registrato una media mensile superiore di +3,5°C rispetto alla norma, mentre al Gran San Bernardo il dato è stato ancora più eclatante, con +4,6°C di anomalia. Questo ha determinato un’ablazione molto precoce del manto nevoso, con l’anticipo della stagione di fusione a livelli estremi.

Un luglio più fresco, ma solo una pausa

A luglio, il trend si è temporaneamente attenuato. Dopo una prima settimana ancora calda, sono arrivate alcune infiltrazioni di aria più fresca che hanno riportato nevicate a quote medio-alte, come i 10-15 cm registrati sulla Marmolada tra il 26 e il 27 luglio. Anche al Passo dello Stelvio, a quota 2.758 metri, l’8 luglio si è assistito a una nevicata con limite delle precipitazioni sceso attorno ai 2.400 metri.

Neve Passo dello Stelvio

Tuttavia, questo ritorno a condizioni più fresche si è rivelato solo un episodio isolato: la neve fresca ha protetto i ghiacciai per qualche giorno, ma non è stata sufficiente a invertire il trend di fusione. I depositi temporanei si sono rapidamente sciolti con la ripresa del caldo.

Verso una nuova accelerazione della fusione

Le ultime proiezioni confermano un nuovo aumento dello zero termico, tornato attualmente tra i 4.500 e i 5.000 metri su molte vette alpine. Questo significa che le temperature sopra lo zero persistono anche a quote dove, fino a pochi anni fa, regnava il gelo per tutta l’estate. Il rischio? Una nuova fase intensa di ablazione non solo della neve residua, ma anche della parte superiore dei ghiacciai, che si ritrovano senza la loro copertura protettiva.

Una nuova normalità climatica per le Alpi?

La maggior parte dei climatologi non usa più la parola “eccezionale”. Eventi come l’innalzamento stabile dello zero termico oltre i 4.500 metri, che un tempo si verificavano di rado, oggi si presentano con regolarità. Questo cambiamento sta trasformando il bilancio idrico alpino e compromettendo la sopravvivenza dei ghiacciai. Sempre più spesso, i ghiacciai si trovano a fronteggiare lunghi periodi di fusione senza neve sopra di essi, subendo danni strutturali irreversibili.

Il volto delle Alpi

La fusione accelerata della neve e il progressivo innalzamento dello zero termico stanno ridefinendo il volto delle Alpi. Le estati degli ultimi anni ci raccontano di un cambiamento rapido, con impatti tangibili sull’ambiente, sull’economia montana e sulla disponibilità di risorse idriche. Di fronte a questi segnali, è fondamentale monitorare e agire, perché ciò che oggi è considerato un record potrebbe presto diventare la norma.