L’ondata di maltempo che da settimane flagella l’Asia meridionale sta assumendo dimensioni critiche. Il Pakistan ha avviato evacuazioni di massa nelle province orientali dopo che l’India ha rilasciato acqua da dighe e fiumi in piena, causando un aumento del rischio di esondazioni lungo le aree di confine. Secondo la National Disaster Management Authority (NDMA) pakistana, oltre 100mila persone sono già state trasferite in zone sicure. Solo nel distretto di Kasur sono state evacuate più di 14mila persone, mentre 89mila residenti di Bahawalnagar, vicino al confine indiano, hanno lasciato le proprie abitazioni. Le autorità hanno diffuso un’allerta invitando la popolazione a evitare fiumi, torrenti e aree pianeggianti, limitare gli spostamenti e seguire le comunicazioni ufficiali diffuse tramite media e applicazioni dedicate.
Monsoni sempre più violenti
L’attuale crisi si inserisce in un contesto meteorologico estremamente instabile. Le piogge monsoniche, che da giugno colpiscono Pakistan e India, hanno già provocato oltre 800 vittime solo in Pakistan. Nel Nord/Ovest, un improvviso nubifragio ha causato 300 morti nel distretto di Buner, dove le acque hanno travolto abitazioni situate lungo antichi alvei naturali.
La situazione non è migliore nel Kashmir, regione contesa tra India e Pakistan, dove si contano almeno 65 vittime e centinaia di sfollati. In diverse aree del Jammu indiano, i fiumi straripati hanno invaso villaggi e danneggiato infrastrutture stradali.
Diplomazia sospesa, emergenza condivisa
L’allerta trasmessa da New Delhi a Islamabad ha segnato la prima comunicazione ufficiale tra i 2 Paesi da mesi, dopo il congelamento dei rapporti diplomatici a seguito delle tensioni di primavera. La notifica è arrivata attraverso canali straordinari, e non tramite la Commissione delle Acque dell’Indo, organismo istituito dal trattato del 1960 che regola la gestione dei corsi d’acqua condivisi.


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