Dal 2013, lungo la costa pacifica del Nord America – dal Messico all’Alaska – si è verificata una delle più gravi epidemie marine mai registrate per una specie non commerciale: il morbo delle stelle marine, noto come Sea Star Wasting Disease (SSWD). La malattia ha causato la morte di miliardi di stelle marine, colpendo oltre 20 specie e provocando un collasso ecologico: l’esplosione demografica dei ricci di mare (preda abituale delle stelle marine) ha portato alla distruzione dell’80% delle foreste di kelp, habitat essenziale per molte specie marine.
La scoperta chiave: Vibrio pectenicida
Dopo più di un decennio di ricerca e molte ipotesi infondate (inclusa quella su un densovirus), un gruppo guidato da Melanie B. Prentice ha finalmente identificato la causa della SSWD: il batterio Vibrio pectenicida, in particolare il ceppo FHCF-3. Lo studio è stato pubblicato su Nature Ecology & Evolution e ha segnato una svolta nella comprensione e nella gestione della malattia.
Attraverso sette esperimenti controllati, gli scienziati hanno utilizzato individui di stella marina Pycnopodia helianthoides, sia selvatici che allevati in cattività. Le stelle esposte a fluido coelomico o tessuti di individui infetti sviluppavano in pochi giorni i classici sintomi: torsione delle braccia, autotomia (distacco degli arti) e morte. I campioni trattati termicamente o filtrati non causavano malattia, suggerendo che l’agente patogeno fosse un organismo cellulare vivente, non virale.
Verifica molecolare: dati incontrovertibili
Attraverso sequenziamento metatrascrittomico e dell’RNA 16S, è emersa con chiarezza l’associazione con Vibrio pectenicida. In particolare:
- In tutte le stelle malate, il batterio rappresentava tra il 23% e il 99% delle letture batteriche.
- Nei campioni sani, la sua presenza era trascurabile (<1%).
L’iniezione di colture pure del ceppo FHCF-3 in stelle sane ha replicato i sintomi della malattia e condotto alla morte degli animali, soddisfacendo così i postulati di Koch.
Implicazioni ecologiche
La scomparsa delle stelle marine ha provocato un “effetto domino” ecologico. Le Pycnopodia helianthoides erano tra i pochi predatori dei ricci di mare. La loro assenza ha permesso un’esplosione delle popolazioni di ricci, che a loro volta hanno distrutto intere foreste di kelp. Questi ambienti, oltre a ospitare molte specie, fungono da barriere naturali e risorse per la pesca.
Attualmente, la P. helianthoides è classificata come “funzionalmente estinta” in gran parte della sua area meridionale e “in pericolo critico” dall’IUCN.
Origine e diffusione del patogeno
Vibrio pectenicida è stato originariamente identificato in molluschi bivalvi in acquacoltura in Francia e successivamente in ostriche e capesante. La sua capacità di infettare anche stelle marine indica un possibile salto di ospite, un fenomeno raro ma non senza precedenti. Il batterio produce tossine che inibiscono il sistema immunitario, il che spiegherebbe perché non è stato rilevato nei tessuti malati durante le indagini iniziali.
È stato ipotizzato anche un ruolo dell’acquacoltura nella sua diffusione, un fenomeno già visto con altri patogeni marini. Infatti, V. pectenicida è stato rilevato in geoduck malati in acquacoltura nello stato di Washington già nel 2000.
Prospettive future: diagnosi, gestione e recupero
Ora che l’agente causale è stato identificato:
- Si possono sviluppare test diagnostici specifici per il monitoraggio ambientale.
- Si possono avviare programmi di ripopolamento selezionando individui resistenti.
- La possibilità di identificare batteriofagi (virus che infettano i batteri) contro V. pectenicida potrebbe offrire una nuova via terapeutica, come già avvenuto per altre patologie in acquacoltura.
La scoperta di Vibrio pectenicida come agente causale della SSWD rappresenta una pietra miliare per l’ecologia marina. Oltre a chiarire una crisi sanitaria durata oltre un decennio, apre la strada a interventi concreti per il recupero degli ecosistemi costieri. Tuttavia, la resilienza delle popolazioni di stelle marine, l’adattamento evolutivo del batterio e il cambiamento climatico restano fattori critici da monitorare.























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