E’ morto Nicholas Clapp: l’Indiana Jones dei deserti

Il documentarista e autore statunitense, celebre per le sue spedizioni e i lavori con National Geographic, è scomparso a 89 anni

Nicholas Clapp, documentarista, scrittore e archeologo amatoriale noto come un vero e proprio “Indiana Jones dei tempi moderni” per le tante spedizioni e riprese nei deserti, è morto all’età di 89 anni nel parco statale di Anza Borrego, a Borrego Springs, in California, a seguito di un ictus. La notizia della scomparsa è riportata oggi dal “New York Times”. Nicholas Clapp ha dedicato la sua vita allo studio, alla ripresa e alla narrazione dei deserti più remoti del mondo, portando alla luce storie affascinanti e misteriose.

La carriera di Nicholas Clapp

La carriera di Clapp iniziò negli anni Sessanta con la National Geographic Society, dove lavorò come produttore e responsabile di produzione in due documentari nominati agli Oscar: “Journey to the Outer Limits” (1973), narrato da Leslie Nielsen, che raccontava la scalata al Santa Rosa Peak nelle Ande peruviane, e “The Incredible Machine” (1975), narrato da E.G. Marshall, un viaggio all’interno del corpo umano.

Negli anni ’60 collaborò anche come montatore alla serie televisiva “The Undersea World of Jacques Cousteau” e nel 1971 produsse e diresse “The Great Mojave Desert”, un documentario per National Geographic e Cbs che gli valse numerosi riconoscimenti, oltre a più di 70 premi durante tutta la sua carriera. Negli anni ’80 Clapp guidò una spedizione in Arabia con un team di scienziati spaziali e geologi per cercare la leggendaria città perduta di Ubar, citata nel Corano come una metropoli d’oro sprofondata nel deserto per la collera divina contro i suoi abitanti peccatori.

Dopo quattro anni di scavi, la città fu individuata nell’attuale Oman, dando origine a un documentario Pbs nel 1996 e al libro del 1998 “The Road to Ubar: Finding the Atlantis of the Sands”, tradotto in italiano nel 1999 con il titolo “Ubar. L’Atlantide del deserto” (Mondadori). Nicholas Clapp, da archeologo dilettante, sosteneva che questa condizione gli permettesse di operare senza le pressioni e i vincoli degli accademici: “non ci sono reputazioni in gioco, né colleghi a controllarti. Questo mi ha liberato per fare cose che altri non avrebbero fatto”, dichiarò al “Los Angeles Times”, che lo definì “un Indiana Jones dei giorni nostri”.

La vita di Nicholas Clapp

Nato a Providence, Rhode Island, il 1° maggio 1936. Dopo aver vissuto con gli Zapotechi del Messico meridionale, ottenne una borsa di studio per la Brown University e successivamente si trasferì a Los Angeles, dove conseguì un master in cinema all’Università della California. Il suo esordio nel mondo del cinema fu come assistente al montaggio della serie “Get Smart”, uno dei pochi programmi televisivi non educativi che la sua famiglia potesse guardare.

Nel corso della sua lunga carriera, Clapp realizzò documentari su Alaska, uccelli, il deserto del Mojave, il Sahara, i grandi felini, la marina britannica e animali “odiati” dalla società. Clapp collaborò anche con Disney, il produttore David Wolper, il regista Mel Stuart e persino la Casa Bianca. Negli ultimi anni si è impegnato attivamente nella conservazione dei deserti californiani.