La penisola iberica continua a fare i conti con una delle stagioni di incendi più devastanti degli ultimi decenni. Nonostante un calo delle temperature registrato negli ultimi giorni, vaste aree della Spagna e del Portogallo restano sotto la minaccia delle fiamme, alimentate da un mix pericoloso di caldo estremo, siccità prolungata e gestione frammentata del territorio. Da inizio anno in Spagna sono bruciati complessivamente 391.581 ettari, secondo le stime del Sistema di informazione sugli incendi boschivi della Commissione europea (Effis) di Copernicus raccolte da Europa Press. La maggioranza di questi ettari è stata divorata dalle fiamme nel mese di agosto. Secondo i calcoli, negli ultimi 13 giorni sono andati distrutti 350mila ettari. Se la cifra verrà confermata, il 2025 potrebbe essere l’anno con il maggior numero di ettari bruciati del XXI secolo, ha stimato il WWF. Per trovare un anno con cifre peggiori in termini di ettari bruciati bisognerebbe risalire al 1994, quando ne andarono in fumo 437.602,50.
In Portogallo, la situazione è altrettanto critica, con 235mila ettari distrutti e migliaia di vigili del fuoco impegnati a contenere 4 incendi principali nel nord e nel centro del Paese.
Le regioni più colpite
Il cuore dell’emergenza spagnola si concentra in Galizia, dove il rischio incendi rimane “molto alto o estremo” secondo l’agenzia meteorologica nazionale AEMET. Centri abitati poco popolati e circondati da vegetazione non gestita hanno offerto terreno fertile alle fiamme, costringendo spesso gli abitanti ad affrontare l’avanzata del fuoco in attesa dei soccorsi.
L’incendio di Larouco, nella provincia spagnola di Ourense, continua a diffondersi senza controllo e minaccia le aree protette dei monti O Courel. Dopo aver devastato un’area di oltre 20mila ettari, è ora il più grande incendio nella storia della Galizia: lo riporta l’emittente Rtve. Le fiamme hanno attraversato il confine naturale del fiume Sil pochi giorni fa per entrare nel comune di Quiroga, a Lugo, e avanzare anche attraverso le zone confinanti con la Galizia, nella provincia di León.
In Estremadura, al confine con il Portogallo, più di 20 mezzi antincendio sono stati dispiegati per contrastare un vasto incendio nella zona di Jarilla. A supporto, la Germania ha inviato unità di pompieri e veicoli specializzati.
Il fattore climatico
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, in visita nelle aree colpite, ha ribadito che l’ondata di calore prolungata – 16 giorni consecutivi con picchi oltre i +40°C – ha aggravato la vulnerabilità del territorio.
“La scienza ci dice, così come il buon senso degli agricoltori e degli allevatori, che l’emergenza climatica sta diventando più frequente e con impatti crescenti”, ha dichiarato Sánchez.
Conseguenze ambientali e sanitarie
L’impatto non riguarda solo la distruzione dei boschi. La qualità dell’aria in gran parte della Spagna è peggiorata drasticamente nell’ultima settimana: le nubi di fumo si sono spinte fino in Francia, Regno Unito e Scandinavia, con possibili ripercussioni sulla salute pubblica, soprattutto per bambini, anziani e persone con malattie respiratorie.
Il fumo degli incendi in Spagna e Portogallo offusca l'Europa
Le responsabilità umane
Non tutti gli incendi hanno origini naturali. La Guardia Civil spagnola ha annunciato 23 arresti per sospetto incendio doloso e altre 89 indagini in corso. In molti casi, attività agricole non controllate e negligenza hanno favorito l’innesco delle fiamme.
Un campanello d’allarme per il futuro
Gli ecologi sottolineano che, oltre al cambiamento climatico, la gestione del territorio gioca un ruolo chiave. Come spiega Adrián Regos, dell’Istituto di ricerca Misión Biológica de Galicia, l’abbandono delle aree rurali e l’accumulo di vegetazione incolta hanno reso intere zone vere e proprie polveriere naturali.
Con 4 vittime in Spagna e 2 in Portogallo dall’inizio dell’anno, la stagione 2025 si conferma tra le più gravi degli ultimi decenni.



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