Il rompicapo continua: di cosa è morta Simona Cinà, vent’anni, ragazza sportiva e nuotatrice provetta, annegata in una piscina di sei metri per quattro, profonda – nel punto più alto – meno di due metri? L’autopsia non chiarisce altro, finora, in attesa dell’esito degli esami tossicologici, che dovrebbero arrivare entro la fine del mese: l’ipotesi è che la ragazza abbia perso i sensi entrando nella piscina della villa di Aspra, a Bagheria (Palermo), dove ha fatto un bagno fra le 3,30 e le 3,50 del mattino di sabato 2 agosto, al termine della festa di laurea alla quale stava partecipando con altre persone.
I primi esami del corpo
Dal primo esame del corpo, i medici legali nominati dalla Procura di Termini Imerese (Palermo) non hanno evidenziato patologie cardiache “silenti”, che potrebbero avere ucciso la ragazza dentro l’acqua della vasca: la ricostruzione più plausibile vede la giovanissima atleta perdere i sensi e finire sott’acqua, dove ha non respirato più e ha bevuto acqua, col viso rivolto verso l’alto, fino al momento in cui non è stata riportata a galla e tirata fuori dalla piscina. Ma era già troppo tardi.
Il segno sotto la nuca
Un’altra ipotesi, alla luce di un lieve segno traumatico riscontrato sotto la nuca, di cui ha parlato il legale della famiglia Cinà, l’avvocato Gabriele Giambrone, è che entrando in acqua la giovane sia scivolata e abbia sbattuto il capo, perdendo i sensi: i medici hanno però escluso la rilevanza di questo elemento. I familiari hanno chiesto anche di allargare lo spettro degli esami tossicologici a ogni tipo di sostanza stupefacente, anche quelle sintetiche, che lasciano meno tracce: i Cinà ritengono che Simona potrebbe essere stata drogata a sua insaputa.



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