Sono salite a 210mila le persone evacuate in Pakistan a causa delle inondazioni. Lo ha reso noto l’Autorità nazionale per la gestione dei disastri (NDMA). L’Autorità ha emesso un’allerta per una nuova ondata di precipitazioni prevista tra il 29 agosto e il 9 settembre, soprattutto per le zone di raccolta già allagate. L’emergenza si concentra nella provincia del Punjab, in particolare nei distretti di Kasur e Bahawalnagar. Le evacuazioni sono iniziate a seguito delle piogge monsoniche e dell’apertura in India di dighe su corsi d’acqua transfrontalieri, comunicata alla controparte pachistana.
Entrambi i Paesi dell’Asia meridionale, infatti, sono alle prese con piogge torrenziali causate dalla stagione dei monsoni.
L’India ha comunicato al Pakistan l’apertura delle chiuse, ma lo ha fatto tramite i canali diplomatici e non attraverso la Commissione del Trattato sulle acque dell’Indo. Lo ha riferito il 25 agosto, dopo indiscrezioni circolate sulla stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri pachistano, Shahfqat Ali Khan. Islamabad ha ribadito che Nuova Delhi “è tenuta a rispettare pienamente tutte le disposizioni del trattato” e che la sua sospensione unilaterale “costituisce una grave violazione del diritto internazionale”.
Il Trattato delle acque dell’Indo
Il Trattato delle acque dell’Indo è stato firmato da India e Pakistan nel 1960. In base al Trattato, i due Paesi condividono le acque di sei fiumi del bacino dell’Indo. L’India ha il controllo dei tre fiumi orientali – Sutlej, Beas e Ravi – mentre il Pakistan dei tre occidentali: Indo, Chenab e Jhelum.
L’India, che da tempo chiedeva una revisione dei termini del trattato, ha comunicato alla controparte la sospensione unilaterale della sua applicazione il 24 aprile, due giorni dopo l’attentato nel Jammu e Kashmir indiano, attribuito da Nuova Delhi al terrorismo pachistano. L’8 agosto, la Corte permanente di arbitrato dell’Aia ha emesso un lodo interpretativo, vincolante per le parti e inappellabile, stabilendo che l’approccio generale è che l’India “lasci scorrere” le acque dei fiumi occidentali – Indo, Jhelum e Chenab – per l’uso del Pakistan, con alcune eccezioni specifiche, anche in relazione alla produzione di energia idroelettrica. L’India, tuttavia, non riconosce la competenza e le decisioni della Corte arbitrale.


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