Non sarà recuperato il corpo di Luca Sinigaglia, l’alpinista italiano deceduto sul Pobeda Peak, vetta di 7.439 metri nella zona di confine tra Kirghizistan e Cina, mentre cercava di raggiungere un’amica rimasta bloccata e portarla in salvo. La notte scorsa, il governo kirghiso ha revocato all’ultimo momento l’autorizzazione alla squadra di soccorritori italiani. “Ho notizie che la missione è annullata – spiega Agostino Da Polenza, alpinista e organizzatore di spedizioni – gli italiani erano pronti al volo e si erano spostati verso il campo base e poi l’autorizzazione è stata rievocata senza alcuna spiegazione”.
“Le autorità locali hanno sospeso, a sorpresa, il permesso di volo dichiarando ufficialmente la morte dell’alpinista russa (Natalia Nagovitsyna) e ritenendo quindi non necessaria l’evacuazione. Nessuna comunicazione ufficiale è giunta, ad oggi, sul recupero del corpo del connazionale Luca Sinigaglia“, riferiscono all’AGI i soccorritori italiani presenti a Bishkek in Kirghizistan, chiamati la settimana scorsa nella Repubblica asiatica al fine di soccorrere Natalia Nagovitsyna, l’alpinista russa bloccata dal 12 agosto a 7.100 metri sul Pobeda Peak con una gamba fratturata, ma anche a recuperare il corpo dell’alpinista italiano, Luca Sinigaglia. Il team di soccorso internazionale era composto da professionisti di comprovata esperienza in Himalaya e Karakorum, ovvero da Manuel Munari, pilota e rescue team leader, Marco Sottile, pilota in comando e Michele Cucchi, soccorritore d’alta quota.
“L’autorizzazione all’utilizzo dell’elicottero Airbus H125 è arrivata il 24 agosto, a seguito del diretto coinvolgimento delle istituzioni italiane, in primis del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – riferiscono i soccorritori italiani dal Kirghizistan-. Nella stessa giornata, l’elicottero è stato trasferito dalla capitale Bishkek al campo base di Karkara facendo un volo test iniziale a 5.000 metri dove il team ha consolidato le procedure operative già pianificate, integrandole con risorse locali: un dronista d’alta quota del Kazakhstan Andrey Maglevanyy e la guida alpina russa Alexander Semenov (due volte vincitore del prestigioso titolo Snow Leopard, ndr). Al campo base erano disponibili l’elicottero H125, l’intero team di soccorso, le attrezzature necessarie, ossigeno, sistemi di comunicazione e GPS, oltre a un elicottero Mil-8 pronto con carburante e materiale di supporto”.
“Nessuna speranza di trovare viva Nagovitsyna”
Persa ogni speranza di trovare viva l’alpinista russa Natalia Nagovitsyna sul Pobeda Peak, le autorità del Kirghizistan hanno rinunciato anche al recupero del corpo di Luca Sinigaglia. Sarebbe questa una delle spiegazioni possibili della revoca dell’autorizzazione alla squadra di soccorso italiana. “Le autorità kirghise potrebbero aver dato per persa, per morta, l’alpinista russa, che era la loro priorità evidentemente, per cui a questo punto, hanno interrotto la missione. Questa è una mia ipotesi, ma è un’ipotesi di una certa plausibilità, perché si è sempre parlato di un soccorso parallelo: la viva e il recupero del corpo di Luca”, spiega Agostino Da Polenza, in contatto con i soccorritori.
“Le autorità del Kirghizistan – aggiunge l’alpinista – erano molto preoccupate della sicurezza, per cui hanno impiegato due o tre giorni di raccolta di informazioni e di valutazioni. Poi, ieri hanno concesso l’autorizzazione e questa notte l’hanno revocata. Il volo era previsto per stamattina alle 5.28, ora gli italiani sono tornati a Biske e rientreranno in Italia, purtroppo”.
La tragica morte di Natalia Nagovitsyna e Luca Sinigaglia sul Pobeda Peak
Nagovitsyna, 47 anni, moscovita e originaria di Lysva nella regione di Perm, si trova dal 12 agosto a 7.100 metri sulla cresta che porta ai 7.439 della vetta del Pobeda Peak. Natalia dopo aver raggiunto la cima, lungo la via del rientro verso il campo base avanzato si è fratturata una gamba, restando bloccata in condizioni proibitive con almeno -25°C, venti tempestosi e senza alimenti. Le autorità kirghise sostengono che il decesso si avvenuto per ipotermia e mancanza di ossigeno.
Nagovitsyna ha iniziato l’alpinismo nel 2016 e nel 2020 ha guidato per la prima volta una spedizione sulla cima orientale dell’Elbrus. Nel 2021, il marito di Natalia, Sergej, è morto durante una scalata sul Khan Tengri per un ictus. Natalia si era rifiutata di scendere con i soccorritori, attendendo la morte del marito, avvenuta a 6.900 metri. Un anno dopo, Natalia è tornata sul Khan Tengri per installare una targa commemorativa in memoria di Sergej.
Quest’anno, Nagovitsyna ha deciso di scalare il Pobeda Peak. I suoi compagni di cordata erano il russo Roman Mokrinsky, il tedesco Guenther Siegmund e Sinigaglia. Quest’ultimo conosceva Nagovitsyna dal 2021. L’alpinista italiano assieme a quello teutonico il giorno seguente erano riusciti a portare a Natalia, impossibilitata a muoversi, un sacco a pelo, un fornello, del cibo e una bombola di gas. I due hanno trascorso la notte con lei in una tenda, sfiniti dalla stanchezza. Il giorno dopo i due hanno tentato di raggiungere Natalia per un’altra via passando per il picco Vazha Pshavela, ma sono stati costretti a trascorrere la notte a 6.800 metri di quota, senza raggiungere Natalia.
A Ferragosto, Luca Sinigaglia si è sentito male, spirando alcune ore dopo aver consultato il medico via radio per edema cerebrale.
Il giorno 17 si era tentato di evacuare Nagovitsyna utilizzando un elicottero militare kirghiso (Mil-Mi 8) ma a causa delle difficili condizioni meteorologiche l’elicottero era atterrato bruscamente a 4.600 metri. Uno dei piloti ha riportato una frattura da compressione della colonna vertebrale e uno dei soccorritori della compagnia Ak-Sai Travel ha riportato una lussazione dell’osso pelvico.
Nel pomeriggio del giorno 20, Ak-Sai, leader nelle spedizioni in Kirghizistan, ha attivato un gruppo di soccorso internazionale sia per salvare l’alpinista russa sia per recuperare, in accordo con la famiglia e le autorità italiane, la salma di Luca Sinigaglia. Ma questa mattina, a sorpresa, le autorità locali hanno sospeso il permesso di volo, dichiarando ufficialmente la morte dell’alpinista russa.


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