Ieri, dalla base di Bajkonur in Kazakistan, un razzo Soyuz ha portato in orbita il biosatellite Bion-M No. 2, dando avvio a una missione di un mese che ha come protagonisti 75 topi, 1.000 moscerini della frutta, oltre a colture cellulari, semi e diversi microbi. L’obiettivo è analizzare come la microgravità e le radiazioni cosmiche influiscano sugli organismi viventi, fornendo dati fondamentali per le future missioni umane nello spazio profondo.
La tradizione dei satelliti Bion
Il programma Bion vanta una lunga storia: l’ultima missione della prima generazione, la Bion-11, risale al 1996. Dopo quasi vent’anni di pausa, la Russia ha rilanciato il progetto con Bion-M No. 1 nel 2013, inviando in orbita una sorprendente varietà di esseri viventi, dai roditori ai pesci, fino a molluschi e batteri. La nuova missione, Bion-M No. 2, era inizialmente prevista per il 2016-2017, ma è stata più volte rinviata fino al lancio di quest’anno.
Un’orbita più rischiosa
Rispetto al suo predecessore, il Bion-M No. 2 seguirà una traiettoria polare che attraversa le regioni più esposte ai raggi cosmici. Questo dettaglio non è casuale: l’aumento della dose di radiazioni permetterà ai ricercatori di simulare condizioni simili a quelle che gli astronauti incontrerebbero in viaggi oltre l’orbita terrestre bassa, come verso la Luna o Marte.
Rientro e analisi dei campioni
Dopo 30 giorni in orbita, la capsula rientrerà sulla Terra con un atterraggio assistito da paracadute. A quel punto gli scienziati potranno analizzare gli effetti del volo spaziale sui diversi organismi, ma anche sui campioni di “suolo lunare simulato” trasportati a bordo. Questi studi permetteranno di capire meglio le reazioni biologiche a microgravità e radiazioni, informazioni cruciali per la sicurezza e la salute degli astronauti del futuro.
Prepararsi alla Luna
La missione si inserisce in una strategia più ampia: la Russia mira infatti a partecipare all’International Lunar Research Station, un progetto guidato dalla Cina che prevede la costruzione di una base lunare con equipaggio negli anni 2030. Il “mini-zoo orbitante” rappresenta quindi molto più di un esperimento biologico: è un tassello fondamentale verso la prossima grande avventura dell’umanità, il ritorno sulla Luna con l’obiettivo di stabilirvi una presenza stabile.









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