Scoperta sorprendente: gli “uragani spaziali” esistono davvero

La stagione degli uragani si complica: scoperto un nuovo tipo di tempesta ai confini spaziali

Un team di ricercatori cinesi ha identificato un fenomeno atmosferico fino a oggi sconosciuto: l’uragano spaziale. La scoperta, documentata per la prima volta grazie a immagini del Defense Meteorological Satellite (DMSP) risalenti al 20 agosto 2014, rivela l’esistenza di enormi vortici di particelle cariche che si formano sopra il Polo Nord. Questo uragano spaziale, osservato come una gigantesca spirale con un “occhiocentrale luminoso simile a quello di un uragano terrestre, è stato studiato nel dettaglio e descritto nel numero di luglio 2025 della rivista Space Weather. “L’uragano spaziale si è formato in condizioni di estrema calma, quando l’attività solare era bassa”, spiega Sheng Lu, ricercatore dell’Università di Shandong e primo autore dello studio.

Uragani spaziali, scoperta sorprendente

La scoperta ha colto di sorpresa la comunità scientifica. Fino ad ora, infatti, si pensava che fenomeni così intensi nell’alta atmosfera fossero sempre legati a tempeste geomagnetiche provocate da eruzioni solari. Invece, il team cinese ha scelto di analizzare le aurore che si manifestano anche in condizioni di quiete, individuando così qualcosa di completamente nuovo.

Le prove raccolte sono solide: il satellite DMSP F17 ha sorvolato il centro dell’uragano spaziale, seguito 10 minuti dopo da SWARM B, che ha attraversato il bordo del vortice. I dati confermano che non si trattava solo di un effetto visivo, ma di una vera e propria tempesta elettrodinamica.

Gli effetti osservati non sono trascurabili. Analizzando i dati GPS del Canadian High Arctic Ionospheric Network, i ricercatori hanno rilevato forti scintillazioni di fase: un fenomeno simile a un “tremolio” dei segnali satellitari che può ridurre l’accuratezza delle misurazioni GPS. Inoltre, magnetometri a terra situati in Groenlandia hanno registrato variazioni improvvise del campo magnetico terrestre fino a 400 nT, un valore paragonabile a quello di una tempesta geomagnetica di classe G1.

Non tutte le tempeste spaziali arrivano dal Sole

La scoperta cambia anche il modo in cui guardiamo alle aurore boreali e alla meteorologia spaziale. Di solito, gli appassionati sanno che il momento migliore per osservare l’aurora è quando il campo magnetico interplanetario (IMF) si inclina verso Sud, aprendo un “varco” nella magnetosfera terrestre e permettendo al vento solare di penetrare. Tuttavia, secondo lo studio, gli uragani spaziali si formano proprio quando l’IMF è inclinato verso Nord, cioè quando la porta si chiude e apparentemente non dovrebbe accadere nulla di rilevante.

In altre parole, non tutte le tempeste spaziali arrivano dal Sole. Gli uragani spaziali sono fenomeni silenziosi e sfuggenti, che compaiono quando le tradizionali previsioni del meteo spaziale segnalano condizioni tranquille. Una scoperta che ci ricorda quanto l’ambiente sopra le nostre teste sia ancora in parte misterioso – e che apre nuove domande sul rapporto tra Spazio e tecnologia, in un’epoca in cui la nostra vita dipende sempre più dai satelliti e dai sistemi di navigazione.