Scoperto buco nero colossale: 36 miliardi di soli in un anello di Einstein

Scoperto buco nero di dimensioni colossali, grazie alla teoria della relatività generale di Albert Einstein

Un team internazionale di scienziati ha individuato un buco nero di dimensioni colossali, con una massa pari a 36 miliardi di volte quella del nostro Sole. Questa scoperta, pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, lo pone tra i 10 buchi neri più massicci mai registrati. A differenza di altri buchi neri attivi che si nutrono di materia circostante, questo gigante è “dormiente”: non sta ingoiando attivamente materia, il che rende la sua individuazione ancora più straordinaria. Per avere un’idea, il buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*, ha una massa di “soli” 4,15 milioni di soli.

La Teoria di Einstein

La chiave per questa straordinaria scoperta è stata l’applicazione della teoria della relatività generale di Albert Einstein. Poiché i buchi neri dormienti non emettono radiazioni come i raggi X, i ricercatori non potevano individuarli in modo convenzionale. Hanno invece sfruttato la loro immensa forza gravitazionale che deforma lo spazio-tempo. Questa deformazione agisce come una lente, curvando la luce proveniente da galassie più lontane che passano nelle vicinanze. Il team ha studiato un sistema noto come “Ferro di Cavallo Cosmico“, un esempio perfetto di questo fenomeno chiamato lente gravitazionale. In questo caso, la luce di una galassia sullo sfondo è stata distorta, formando una figura quasi circolare intorno alla galassia in primo piano che contiene il buco nero. Questo effetto è così significativo che è noto come anello di Einstein.

Indizi dalla velocità delle stelle

Oltre all’effetto di lente gravitazionale, gli scienziati hanno misurato le velocità vertiginose delle stelle nelle immediate vicinanze del buco nero: quasi 400 km al secondo. La combinazione di queste 2 misurazioni, la distorsione della luce e la rapidità delle stelle, ha fornito la prova definitiva dell’esistenza del buco nero e della sua enorme massa. Questo metodo innovativo apre la strada alla scoperta di altri buchi neri “silenziosi” nell’universo, permettendoci di comprendere meglio come questi giganti si formino e crescano, e la loro connessione con l’evoluzione delle galassie che li ospitano.