Dopo settimane di emergenza, la Spagna intravede i primi segnali di sollievo nella battaglia contro i devastanti incendi che hanno colpito il Paese. In Galizia, epicentro della crisi, rimangono attivi soltanto due grandi focolai nella provincia di Ourense. Il più esteso, a Chandrexa de Queixa, ha consumato 19mila ettari ma è in fase di contenimento, mentre quello di Carballeda de Valdeorras-Casaio ha già incenerito 4mila ettari. Complessivamente, nella regione sono andati distrutti oltre 90mila ettari, con gravi danni ambientali e sociali.
Le autorità locali confermano che la maggior parte dei roghi è ormai stabilizzata, incluso quello di Larouco, il più vasto mai registrato in Galizia, che ha devastato 30mila ettari. Nonostante i progressi, resta in vigore il livello massimo di allerta in tutta Ourense.
La situazione resta critica anche in Castiglia e León, dove nove incendi sono ancora fuori controllo. A La Baña (León), il fuoco ha costretto all’evacuazione di 330 residenti, mentre la conformazione montuosa ostacola i soccorsi terrestri.
Secondo il Centro di Coordinamento operativo, il lavoro delle squadre è rallentato dai venti instabili e dall’ampiezza dei fronti. Finora la Guardia Civil ha arrestato 42 persone e ne indaga altre 132. Il bilancio è pesante: 5 vittime e oltre 400mila ettari distrutti, in quella che viene già definita l’estate più nera dagli anni Settanta.



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