Virus Chikungunya, l’OMS: “in corso recrudescenza globale”, la situazione

Dopo l'epidemia in Cina, l'Organizzazione mondiale della sanità avverte sulla diffusione del virus, che continua a colpire diverse aree del mondo, con un focus sulle aree ad alto rischio di epidemie rapide

Il virus Chikungunya torna a far parlare di sé. Mentre la Cina è alle prese con la più grande epidemia mai registrata nel Paese, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fa il punto sull’andamento della malattia trasmessa dalle zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus (o zanzara tigre). “Si sta verificando una recrudescenza globale”, avverte l’agenzia Onu per la salute, che informa di aver pubblicato un nuovo spazio domande e risposte (Q&A) con informazioni per il pubblico sull’infezione, su come si diffonde, i suoi sintomi (principalmente febbre e forti dolori articolari), il trattamento, la prevenzione e altro ancora, con focus pure sui vettori (che pungono principalmente durante le ore diurne).

La recrudescenza di cui si parla, analizza l’Oms, “è iniziata con un trend crescente nelle isole dell’Oceano Indiano a marzo, con importanti epidemie a Réunion, Mayotte e Mauritius. Queste epidemie si sono ulteriormente diffuse nei paesi dell’Asia meridionale e orientale. Una dinamica che rispecchia le tendenze osservate 20 anni fa, quando un’importante epidemia iniziò nell’Oceano Indiano prima di espandersi a livello globale e colpire quasi mezzo milione di persone”. Ma “la diffusione della Chikungunya continua anche nei Paesi endemici come le Americhe, dove quest’anno sono stati segnalati oltre 200mila casi”.

I dettagli sull’infezione

Il risultato è che ad oggi l’infezione è stata rilevata e trasmessa in 119 Paesi in tutto il mondo, attualmente o in passato. E stime recenti suggeriscono che 5,6 miliardi di persone vivano in aree adatte alla diffusione di malattie trasmesse dalla zanzara Aedes, tra cui Chikungunya, Dengue e Zika. Questo dato ha potenziali implicazioni concrete da tenere in considerazione: “nelle aree in cui le persone hanno un’immunità scarsa o nulla, la malattia può infatti causare epidemie rapide e di vasta portata, infettando fino a tre quarti della popolazione e mettendo a dura prova i sistemi sanitari”, conclude l’Oms.