Da oltre quarant’anni, Isabella Dalla Ragione, agronoma e presidente dell’associazione Archeologia Arborea, si dedica con rigore scientifico e passione al recupero di antiche varietà di frutti in via di estinzione. Il suo lavoro, a cavallo tra biologia, botanica e indagine storica, ha portato all’identificazione e alla salvaguardia di oltre seicento esemplari di alberi da frutto in un frutteto-museo situato in Umbria. Seguendo le orme del padre Livio, Dalla Ragione ha trasformato un’intuizione pionieristica in un progetto strutturato di conservazione della biodiversità vegetale.
Le sue ricerche partono da un’attenta ricostruzione storica: attraverso l’analisi di dipinti dal Trecento al Cinquecento, ricettari, archivi agricoli e testimonianze orali dei contadini più anziani, è riuscita a rintracciare decine di varietà ormai scomparse dal commercio ma un tempo fondamentali per l’economia e l’ecologia rurale. I frutti recuperati – tra cui meli, peri, susini, fichi, ciliegi, mandorli, nespoli e cotogni – sono stati catalogati secondo standard internazionali, valorizzandone anche l’uso storico: legni utilizzati per la falegnameria, frutti adatti alla cottura, varietà selezionate per la lunga conservabilità. Il tutto con un approccio rigorosamente agronomico e naturalistico, che riconosce negli alberi non solo elementi produttivi ma veri e propri custodi della memoria ecologica dei territori.
Tesori botanici ritrovati: frutti antichi che raccontano storie di territorio e resilienza
Tra le varietà riportate in vita spiccano la mela del castagno, originaria di Mucignano, sviluppatasi all’interno di un tronco di castagno e caratterizzata da un gusto acidulo e una lunga conservazione, e la pera fiorentina, documentata fin dal Quattrocento e riscoperta grazie alla segnalazione di un’anziana contadina. Un caso emblematico di sinergia tra scienza e conoscenza contadina è quello della mela muso di bue, individuata nei dipinti del pittore Francesco Melanzio, che presenta una forma rovesciata simile a quella di una pera. Altre varietà degne di nota sono il fico gigante degli Zoccolanti, così chiamato perché il suo legno veniva utilizzato nei conventi per realizzare zoccoli; la nespola a forma di trottola, da ammorbidire sulla paglia per via dell’alto contenuto di tannini; la ciliegia acida visciola, adatta ai climi di alta collina e apprezzata per la produzione di composte e vino visciolato; infine, l’uva delle vecchie, un vitigno precoce della Valle del Tevere, considerata quasi un frutto estivo.
Il frutteto di Isabella è oggi un vero laboratorio a cielo aperto di botanica applicata, che coniuga ricerca scientifica, conservazione della biodiversità e divulgazione. Un patrimonio vegetale e culturale che non solo racconta il passato, ma rappresenta una risorsa concreta per un’agricoltura più resiliente e sostenibile.



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