Il fiume Salmon, nel Nord/Ovest dell’Alaska, è diventato il simbolo di un nuovo allarme ambientale legato al cambiamento climatico. Un team dell’University of Alaska Anchorage, in uno studio pubblicato su PNAS, ha documentato concentrazioni tossiche di metalli nelle sue acque, dovute all’alterazione dei minerali solfuri in seguito allo scioglimento del permafrost. Dal 2019, il fiume ha cambiato radicalmente aspetto: da limpido e trasparente si è trasformato in un corso d’acqua arancione e torbido. Tra il 2022 e il 2023 i ricercatori hanno effettuato 3 campagne di campionamento, confrontando i dati con le soglie di tossicità cronica fissate dall’Agenzia per la protezione ambientale (EPA) statunitense. I risultati sono preoccupanti: sia i principali affluenti torbidi sia quelli apparentemente limpidi presentano livelli pericolosi di metalli come alluminio, ferro e cadmio.
Otto affluenti hanno mostrato alte concentrazioni di solfati e un elevato rapporto solfati/calcio, chiaro segnale dell’alterazione dei minerali nei bacini idrografici. La torbidità, in particolare, è risultata correlata alla presenza di particolato di ferro e alluminio.
Secondo gli studiosi, questa contaminazione potrebbe essere una delle cause del calo del ritorno del salmone keta, specie fondamentale per l’ecosistema e per le comunità locali. Le osservazioni indicano che lo scioglimento del permafrost potrebbe innescare un degrado diffuso dei corsi d’acqua artici, con conseguenze ecologiche ancora difficili da prevedere.


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