Dopo le dichiarazioni di Trump sulla relazione tra l’utilizzo del paracetamolo in gravidanza e l’insorgere dell’autismo, molti medici e scienziati hanno reagito con turbamento. Lunedì il presidente Donald Trump ha affermato con convinzione che le donne gravide non dovrebbero mai assumere Tylenol, supportando la sua tesi con vecchie teorie smentite sui vaccini e l’autismo. Trump ha scavalcato il consiglio di mantenere una linea d’azione moderata della sua stessa Food and Drug Administration, che afferma che i medici “dovrebbero considerare di minimizzare” l’uso dell’antidolorifico acetaminofene durante la gravidanza – alla luce di prove inconclusive su un possibile legame con l’autismo. Le parole del presidente sono state seguite dalla decisione dell’amministrazione di rendere più disponibile un, possibile ma non testato, trattamento per l’autismo – e ha annunciato l’avvio di nuovi studi di ricerca sulla sindrome.
La risposta dei ricercatori
Il Dr. Steven Fleischman, presidente dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, ha espresso preoccupazione sul fatto che le affermazioni sul Tylenol avrebbero spaventato le future madri e i genitori di bambini con autismo. Le parole del Dr. Fleischman: “non voglio che torniate indietro con il pensiero e vi diciate: ‘Non avrei dovuto fare questo, non avrei dovuto fare quello.’ Non è colpa vostra. Davvero non lo è.” segue “non trattare la febbre probabilmente ha effetti avversi più gravi di quelli dell’assunzione del farmaco”.
Sui vaccini si è espressa la presidente dell’American Academy of Pediatrics, Dr.ssa Susan Kressly: “gli studi hanno ripetutamente trovato nessun collegamento credibile tra i vaccini salvavita per l’infanzia e l’autismo,” “qualsiasi tentativo di travisare una scienza solida e forte rappresenta una minaccia per la salute dei bambini”.
Il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. aveva promesso all’inizio di quest’anno di determinare la causa dell’autismo entro settembre. Ciò aveva lasciato perplessi gli esperti di neuroscienze, che affermano che non esiste una causa unica e che la retorica sembra ignorare decenni di scienza sui fattori genetici e ambientali che possono giocare un ruolo cruciale.
Cosa sappiamo sull’autismo e sul legame del paracetamolo con i casi di autismo
L’autismo non è una malattia. È una condizione dello sviluppo complessa, meglio conosciuta come disturbo dello spettro autistico, che colpisce persone diverse in modi diversi. Può includere ritardi nel linguaggio, nell’apprendimento o nelle abilità sociali ed emotive. Per alcune persone, soffrire di autismo significa riscontrare difficoltà nell’interazione verbale e non verbale e presentare ritardi intellettivi, ma la maggior parte delle persone sperimenta effetti molto più lievi. La definizione di autismo si è ampliata man mano che gli scienziati hanno affinato la comprensione della vasta gamma di caratteristiche e sintomi. Ciò ha portato a dei cambiamenti nei criteri diagnostici usati dai medici e a miglioramenti nello screening. Allo stesso tempo, sempre più genitori hanno cercato una diagnosi man mano che l’autismo è diventato più noto e le scuole hanno iniziato a offrire servizi educativi che speravano potessero aiutare i loro figli.
E’ necessario ricordare che fino agli anni ’90, solo i bambini con i sintomi più gravi erano considerati affetti da autismo. All’inizio degli anni 2000, mentre la definizione iniziava a cambiare, il tasso indicava che solo 1 bambino su 150 veniva diagnosticato l’autismo. Ad oggi, invece, l’ultima stima riporta che circa 1 bambino su 31 è affetto da disturbo dello spettro autistico. L’aumento non riguarda i casi gravi; è un aumento dei casi più lievi che storicamente non venivano considerati autismo, ha detto l’esperta Helen Tager-Flusberg della Boston University. Non esiste un test singolo per l’autismo, che viene diagnosticato principalmente tramite valutazioni dello sviluppo e comportamentali. È difficile capire se ci siano altri fattori dietro l’aumento dei casi.
La scienza ha dimostrato che l’autismo è principalmente radicato nella genetica, con la scoperta di diverse centinaia di geni coinvolti.
Questi geni possono essere ereditati, anche se i genitori non mostrano segni di autismo, oppure le mutazioni possono verificarsi durante lo sviluppo cerebrale, quando le cellule in rapida divisione subiscono una alterazione. Gli esperti affermano che diverse combinazioni di geni e altri fattori possono influenzare lo sviluppo cerebrale del feto. Questi includono fattori come l’età del padre, la nascita pretermine e problemi di salute della madre durante la gravidanza, come febbre, infezioni o diabete.
Alcuni studi hanno sollevato la possibilità che l’assunzione dell’analgesico da banco durante la gravidanza possa essere associata a un rischio di autismo — ma molti altri non hanno trovato alcun collegamento. Inoltre, la “Coalition of Autism Scientists” ha dichiarato lunedì che l’uso di acetaminofene durante la gravidanza non è incrementato negli ultimi decenni, al contrario è stato rilevato un aumento del tasso di autismo che non è direttamente riconducibile all’assunzione del farmaco. L’acetaminofene è noto nella maggior parte dei paesi al di fuori degli Stati Uniti come paracetamolo, ed è spesso somministrato in caso di febbri che se non trattate durante la gravidanza, soprattutto nel primo trimestre, espongono al rischio di aborto spontaneo, parto prematuro e all’insogere di altre problematiche, secondo quanto affermato dalla Society for Maternal-Fetal Medicine. L’etichetta del Tylenol già suggerisce alle donne di chiedere il parere del medico prima dell’uso in gravidanza, e la società farmaceutica continua a ritenerla come una soluzione appropriata.
Parte della difficoltà nel risolvere la questione è che gli studi basati su cartelle cliniche non possono distinguere se è la febbre, o il farmaco per abbassarla, a essere collegato a effetti successivi sulla salute. La FDA ha scritto ai medici lunedì consigliando loro di minimizzare l’uso di acetaminofene durante la gravidanza, ma ha riconosciuto l’incertezza: “per essere chiari, sebbene un’associazione tra acetaminofene e autismo sia stata descritta in molti studi, non è stata stabilita una relazione causale e ci sono studi contrari nella letteratura scientifica”.
L’uso della leucovorina
Anche lunedì, la FDA ha annunciato che stava prendendo provvedimenti iniziali per cercare di approvare un metabolita dell’acido folico chiamato leucovorina come opzione terapeutica per alcune persone affette da autismo.
La teoria si basa sull’idea che alcuni individui abbiano riportino livelli troppo bassi di folato, una forma di vitamina B, presente nel cervello, e che assumerne di più potrebbe alleviare alcuni sintomi. Le donne sono già invitate ad assumere acido folico prima del concepimento e durante la gravidanza perché riduce il rischio di alcuni difetti alla nascita, un consiglio che potrebbe anche aiutare a ridurre il rischio di autismo, ha detto Tager-Flusberg.
La leucovorina è già in vendita per il trattamento di altre condizioni di salute ed è già usata da alcune famiglie nella speranza di ridurre il rischio di autismo. Ma Tager-Flusberg ha avvertito che finora sono stati condotti solo pochi piccoli studi preliminari. “È qualcosa che vale la pena approfondire? Sì, lo è, potenzialmente per un sottogruppo di individui” ha detto. “Ma serve uno studio ampio e molto rigoroso per dimostrare se funziona davvero”. Qualsiasi preoccupazione sul fatto che i vaccini possano essere collegati all’autismo è stata a lungo smentita, sottolineano gli scienziati e i principali gruppi di advocacy per le persone con autismo.
I vaccini per l’infanzia – come e quando somministrarli in combinazione – sono sottoposti a rigorosi studi, e il monitoraggio della sicurezza continua per anni anche dopo la commercializzazione dei vaccini.



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