“Un atto tanto atteso quanto importante per il rilancio del settore industriale sardo.” Così la Cisl Sardegna, con il segretario generale Pier Luigi Ledda, commenta la firma del dpcm energia, un provvedimento che il sindacato aveva più volte sollecitato negli ultimi mesi, considerandolo un passaggio imprescindibile. “Si tratta – sottolinea la Cisl – di un atto che rappresenta la precondizione per l’attesa ripartenza dell’industria sarda. La firma del dpcm non risolve da sola tutte le vertenze, ma toglie finalmente un alibi che per troppo tempo ha rallentato decisioni e investimenti. Ora bisogna dar gambe, rapidamente e con determinazione, a quanto previsto dal decreto, trasformandolo in progetti concreti, investimenti operativi e ricadute occupazionali reali”.
In particolare, la Cisl richiama il caso Fiumesanto, dove l’attenzione si concentra sul confronto già avviato con EP. “La firma del DPCM – prosegue la nota – deve segnare un’accelerazione del dialogo e portare a un piano chiaro di rilancio produttivo e occupazionale. È fondamentale che la Regione apra da subito un tavolo con le organizzazioni sindacali per accompagnare questa nuova fase di politiche industriali nell’isola”.
“Il sindacato ricorda che la Sardegna vive una fase delicata, con le grandi vertenze del Sulcis (Eurallumina, Sider Alloys, Portovesme), la chimica verde di Porto Torres, il nodo Enel a Portoscuso ei processi di riconversione che interessano più territori”.
“Il Dpcm è un segnale positivo – ribadisce la Cisl – ma da solo non basta: servono impegni chiari del Governo e della Regione per costruire una politica industriale che tenga insieme energia, metallurgia, chimica verde, difesa e nuove filiere innovative”. La Cisl sottolinea infine la dimensione sociale della sfida: “i lavoratori e le comunità hanno sopportato anni di incertezza, precarietà e ammortizzatori. Non possiamo permettere che questa occasione si trasformi nell’ennesimo annuncio. Ora servono tempi certi, piani industriali credibili e il coinvolgimento pieno delle parti sociali. Solo così potremo restituire fiducia e costruire davvero un futuro industriale per la Sardegna”.


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