L’estate meteorologica 2025, conclusasi il 31 agosto, ha lasciato un segno indelebile nel Nord Italia, confermandosi come una delle più calde e, al contempo, portatrice di fenomeni estremi. Secondo un’analisi dettagliata pubblicata sul sito NIMBUS della Società Meteorologica Italiana (SMI), la stagione è stata caratterizzata da ondate di calore prolungate e da una distribuzione delle piogge tutt’altro che uniforme, con conseguenze dirette sull’ambiente alpino.
Un’estate divisa in 3 : caldo, tregua e nuova canicola
L’andamento stagionale è stato scandito da “tre fasi calde straordinarie per combinazione di intensità e durata“, come riportato dall’analisi SMI. Il mese di giugno ha fatto registrare temperature eccezionalmente elevate, posizionandosi al secondo posto tra i più caldi, superato solo dal 2003. Durante queste ondate di calore, l’anticiclone nord-africano ha fatto sì che lo zero termico sfiorasse o superasse i 5000 metri sulle Alpi, e le temperature massime in pianura raggiungessero i 35-38°C “per intere settimane“.
A rompere la canicola è stato un provvidenziale mese di luglio, “termicamente nella norma“, grazie all’influenza dell’anticiclone delle Azzorre e a temporali passeggeri. “A fine mese, poi, depressioni sull’Europa centrale associate a correnti fresche nord-atlantiche e variabilità hanno ricordato per qualche giorno le estati Anni Ottanta“, sottolinea l’analisi, un’effimera parentesi terminata con il ritorno del caldo ad agosto.

Balza all’attenzione, in colori arancio-rossi, il robusto blocco anticiclonico che ha caratterizzato giugno su tutta l’Europa centro-meridionale, contrapposto a situazioni estesamente depressionarie nel Nord del continente. La situazione, seppure con anomalie minori, si è ribaltata in luglio, quando la Fenno-scandinavia ha vissuto ondate di caldo eccezionalmente lunghe e intense, mentre l’Europa centrale e la regione alpina, specie nella terza decade, sono rimaste sotto l’influenza di depressioni con aria fresca. Minori segnali di anomalia di geopotenziale (potremmo dire, per semplificare, di pressione atmosferica nella media troposfera) hanno caratterizzato agosto: al Nord Italia il dominio dell’anticiclone nord-africano della seconda decade è stato evidentemente bilanciato da condizioni più depressionarie a inizio e fine mese (Fonte NIMBUS / SMI – Physical Science Laboratory – NOAA)
Quarta o quinta più calda, a seconda della località
A livello complessivo, l’estate 2025 si è piazzata tra le più roventi. Secondo i dati di Arpa Piemonte, l’intera regione ha vissuto la quinta estate più calda, con un’anomalia di +1,4°C rispetto alla media 1991-2020. Un dato che posiziona il 2025 subito dopo gli anni 2003, 2022, 2017 e 2015. La situazione è stata identica a Torino, dove le temperature registrate alla stazione di via della Consolata hanno confermato il 5° posto.
Sulle Alpi l’eccesso di caldo è stato ancora più marcato. “All’aeroporto di Aosta (545 m) e all’osservatorio del Gran San Bernardo (2472 m) l’estate è risultata quarta tra le più calde, con anomalie rispettivamente di +2,0 °C e +1,8 °C“, evidenziando una maggiore vulnerabilità delle zone montane.
Piogge nella norma, ma con profonde disuguaglianze
Dal punto di vista delle precipitazioni, l’estate 2025 ha presentato un quadro complesso. Se a livello regionale le piogge sono state complessivamente nella norma, con una media di 243 mm nel bacino dell’alto Po, questa apparente normalità nasconde “marcate differenze… tra una zona e l’altra“.
Il mese di giugno è stato “decisamente secco“, con metà della pioggia consueta, mentre luglio e agosto hanno compensato il deficit. Tuttavia, la siccità ha colpito duramente alcune aree specifiche. “La stagione è stata generosa d’acqua dal Verbano-Cusio-Ossola al Biellese…, mentre è trascorsa decisamente più siccitosa del solito sul Piemonte occidentale, dal Gran Paradiso al Monviso“, con un preoccupante deficit di piovosità del 27%. Questa penuria ha portato a una sofferenza per boschi e pascoli, con la necessità di “demonticazione anzitempo dagli alpeggi” e difficoltà per i rifugi d’alta quota.
Ghiacciai in sofferenza e fenomeni violenti
La combinazione di caldo estremo e siccità localizzata ha avuto un impatto devastante sui ghiacciai. Nonostante un’iniziale abbondanza di neve in primavera, le ondate di calore hanno causato un’accelerata fusione. I ghiacciai si sono ritrovati “di nuovo in gran parte spogli di neve con evidenti perdite di massa“, un segnale preoccupante che sarà quantificato dalle campagne di monitoraggio annuali.
L’estate 2025 è stata anche caratterizzata da fenomeni meteorologici violenti, sebbene circoscritti. L’analisi SMI cita la “grandine distruttiva del 29 agosto a Ivrea e dintorni, con chicchi fino a 8 cm di diametro” e i nubifragi in Liguria che hanno causato allagamenti e piene torrenziali.


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