Clima, report CCSC: “l’Italia è un Paese fragile, impreparato e a rischio crescente”

Clima, report CCSC: “351 eventi climatici estremi solo nel 2024, raddoppiati i giorni con +35°C dal 2010,”

Il nuovo report del Centro Studi sul Cambiamento Climatico (CCSC), sintesi dei 20 report regionali già prodotti nel corso degli ultimi 24 mesi, ed oggi aggiornati agli ultimi dati, fotografa un’Italia fragile, impreparata e a rischio crescente di fronte al pericolo dei cambiamenti climatici. “C’è infatti una nuova mappa dell’Italia. Non disegnata dai confini, ma dai danni: quelli lasciati da piogge torrenziali, grandinate furiose, ondate di calore e siccità che prosciugano bacini, raccolti e riserve”, spiega una nota del CCSC. Il nuovo report del Centro Studi offre un quadro “allarmante ma preciso”: 351 eventi climatici estremi solo nel 2024, di cui 198 al Nord. L’Emilia Romagna da sola ha subito oltre 50 episodi distruttivi, tra cui il ciclone Boris, che ha trasformato interi bacini fluviali in bombe idrauliche. In Lombardia, tra maggio e ottobre, sono caduti oltre 1.000mm di pioggia, con frane, allagamenti e blackout su vasta scala.

Questa non è un’anticipazione. È la cronaca del presente – avverte Valerio Molinari, Presidente del CCSC -. Le proiezioni che guardavamo con preoccupazione cinque anni fa sono diventate bollettini quotidiani. Il clima ha già cambiato il nostro Paese. E noi continuiamo a rincorrere, anziché prevenire”.

Siccità al Sud

Il Sud e le Isole affrontano il lato opposto dello stesso disastro: la siccità cronica. In Sicilia, il 2024 ha visto precipitazioni inferiori del 40% rispetto alla media storica, con province come Ragusa e Caltanissetta ai minimi assoluti. L’acqua viene razionata, le aziende agricole chiudono, i pascoli scompaiono. In Sardegna, i bacini artificiali sono al 52% della capacità, con zone dove l’acqua è trattata come risorsa da protezione civile.

Temperature

Nel frattempo, il riscaldamento accelera. Dal 2010 al 2024, i giorni con oltre +35°C sono raddoppiati. A Roma si è passati da 4 a quasi 28 giorni roventi all’anno. Terni è oggi la città più calda d’Italia: 49 giorni sopra i +35°C solo nel 2024.

Prevenzione

La crisi climatica non è solo ambientale: è economica, infrastrutturale, sociale, si legge nel rapporto. Secondo il CCSC, ogni euro investito in prevenzione oggi ne evita almeno sei in danni e ricostruzioni future. Ma l’Italia continua a spendere, peraltro quando e se spende, dopo, non prima.

Nel biennio 2023–2024 si sono verificati eventi con tempi di ritorno di oltre 200 anni in aree densamente urbanizzate: Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna. Fiumi come il Lamone, l’Idice o il Lambro sono esondati più volte. A Macugnaga (VB), in una sola notte sono caduti oltre 550mm di pioggia, con colate di detriti e frazioni isolate.

Il cuore del messaggio del CCSC è che “non c’è più margine per improvvisare. L’Italia deve anticipare, prevenire, gestire”. “Serve un approccio integrato, concreto, operativo”. Il report evidenzia tre priorità: Riqualificare con urgenza la rete idrica, che oggi disperde fino al 45% dell’acqua potabile; avviare piani seri di manutenzione del suolo e difesa delle coste; costruire strategie regionali di adattamento basate su dati predittivi e geolocalizzati, per sapere dove colpirà il prossimo evento estremo e intervenire in tempo.

“Possediamo strumenti scientifici e tecnologie capaci di misurare la resilienza delle infrastrutture – ricorda Molinari -. Ma sapere non basta. Senza interventi, quei dati restano lettera morta. L’adattamento climatico non è un lusso: è la base della sicurezza nazionale”.

Il CCSC propone un modello operativo nazionale che unisca dati climatici, rischio idrogeologico e priorità infrastrutturali. Un’agenda climatica concreta, costruita con sufficiente anticipo, per evitare che la prossima alluvione o siccità diventi un’altra tragedia annunciata.