Il Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (AMOC) è un enorme anello di corrente oceanica nell’Oceano Atlantico che trasporta acque più calde a nord e acque più fredde a sud, contribuendo a regolare il clima in molte regioni. Il collasso di questo sistema di circolazione critica ha il potenziale di causare drastici impatti climatici a livello globale e regionale, come siccità e inverni più freddi, soprattutto nell’Europa nordoccidentale. Precedenti ricerche avevano già indicato un indebolimento dell’AMOC, ma c’era incertezza su quando l’AMOC collasserà a causa dei futuri cambiamenti climatici o se non collasserà affatto. Ma una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Geophysical Research: Oceans, indica che il collasso dell’AMOC è probabile e che potrebbe iniziare prima del previsto.
Utilizzando un nuovo indicatore basato sulla fisica e il Community Earth System Model (CESM), gli autori dello studio hanno prodotto nuove simulazioni del collasso dell’AMOC in diverse condizioni.
I ricercatori ritengono che il nuovo indicatore rappresenti meglio la circolazione dell’acqua rispetto ai parametri precedentemente utilizzati, come la temperatura superficiale dell’oceano. Rappresenta invece un punto di svolta, indicato da una variazione significativa del flusso di galleggiamento superficiale (Bflux) su una parte fondamentale dell’Oceano Atlantico settentrionale, da 40°N a 65°N. Hanno anche confrontato i loro risultati con osservazioni e dati storici.
I risultati
Le loro simulazioni hanno testato 25 diversi modelli climatici. Affermano che l’AMOC è rimasto abbastanza stabile fino al 2020 circa, ma da allora si sono manifestati segnali di indebolimento. I modelli futuri mostrano che, negli scenari ad alte emissioni, il punto di non ritorno del collasso dell’AMOC è iniziato già nel 2023 e fino al 2076, con un punto di non ritorno mediano al 2055. In scenari più intermedi, il punto di non ritorno è stato collocato tra il 2026 e il 2095, con una mediana del 2063.
Gli autori dello studio osservano: “se l’AMOC inizia a collassare, ci vorranno più di 100 anni per raggiungere uno stato sostanzialmente più debole. Durante questa transizione, il clima dell’Europa nordoccidentale cambierebbe drasticamente e si prevedono inverni più freddi, meno precipitazioni e tempeste invernali più intense“.
Gli autori dello studio osservano inoltre che molte simulazioni precedenti si sono svolte solo fino al 2100 circa, ma estendere le simulazioni più avanti nel futuro potrebbe fornire risultati più accurati. Affermano: “dati questi rischi di un collasso dell’AMOC in seguito ai cambiamenti climatici, incoraggiamo i gruppi di modellazione a effettuare simulazioni almeno fino al 2200″.
Le limitazioni della ricerca
Questa ricerca presentava alcune limitazioni. Ad esempio, la maggior parte dei modelli non includeva l’aumento dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, che potrebbe effettivamente accelerare l’indebolimento dell’AMOC. In alcuni casi, la circolazione di fondo può bilanciare l’aumento del galleggiamento superficiale. In questi casi, l’indicatore proposto può anche fornire falsi positivi, ma ciò è raro.
L’avvertimento degli autori
Le società hanno ancora tempo per limitare l’impatto di un eventuale collasso dell’AMOC o per sviluppare strategie di adattamento, ma gli autori dello studio lanciano un duro avvertimento: “per limitare il rischio di indebolimento dell’AMOC e di un potenziale collasso nel prossimo futuro, la società globale deve essere sulla buona strada per uno scenario a basse emissioni ed è necessaria un’azione climatica urgente per garantirlo”.


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