Come l’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo del lavoro

L’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro di Londra: analisi degli impatti sulle professioni tradizionali ed emergenti. Trasformazione delle competenze richieste e strategie per un’integrazione sostenibile tra uomo e tecnologia

L’avanzata dell’intelligenza artificiale (IA) sta ridefinendo in profondità il mondo del lavoro, e metropoli come Londra ne stanno osservando gli effetti giorno dopo giorno. Il cambiamento riguarda in particolare quei settori in cui le attività sono altamente strutturate e ripetitive, come la contabilità, il data entry o il telemarketing. Uno studio recente di “LiveCareer UK” ha evidenziato che solo nella capitale britannica potrebbero essere coinvolti fino a un milione di posti di lavoro in trasformazione, un dato che mostra la scala di questa rivoluzione tecnologica. A essere più esposte sono le professioni di base, amministrative o di supporto, ruoli che, per loro natura, possono essere replicati o assistiti da sistemi automatizzati. (LiveCareer UK, 2024)

In ambito tecnologico e creativo, Londra si presenta come un laboratorio sperimentale. Iniziative come quelle promosse da “Snap” e il “Royal College of Art” stanno già formando giovani designer e sviluppatori all’uso consapevole dell’IA, non come sostituto del pensiero umano, ma come estensione delle capacità espressive. La convinzione diffusa tra molti professionisti è che l’IA, se ben regolamentata, possa amplificare la produttività e rendere accessibili strumenti un tempo riservati a pochi.

A Londra, il settore sanitario rappresenta un esempio concreto di come l’intelligenza artificiale possa essere integrata nel lavoro quotidiano, non per sostituire le persone, ma per supportarle. Presso il “Queen Elizabeth Hospital”, ad esempio, sono stati introdotti sistemi automatizzati per la distribuzione dei farmaci che, grazie all’analisi predittiva dei dati, riescono a garantire disponibilità ottimale dei medicinali, migliorando l’efficienza e riducendo i margini di errore. Questo tipo di applicazione è particolarmente utile in momenti critici come nel periodo della “stagione influenzale”, in cui la pressione sul sistema sanitario aumenta. L’IA, in questi casi, si rivela un utile strumento per gestire volumi molto elevati, cosa che sarebbe difficile monitorare manualmente.

Un rischio diseguale: l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle lavoratrici

Tuttavia, l’automazione non è neutrale dal punto di vista sociale: diversi studi suggeriscono che le donne, i giovani e i lavoratori in ruoli part-time siano più vulnerabili alle trasformazioni in atto. Secondo l’ “Institute for Public Policy Research” (IPPR), le donne sono più presenti nei settori a maggiore rischio di automazione, come quelli amministrativi e di supporto. Questo solleva interrogativi importanti sull’equità della transizione digitale e sull’urgenza di accompagnare le categorie più esposte con percorsi di aggiornamento professionale mirati.

Le analisi più recenti, tra cui quelle dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), mostrano che le donne risultano significativamente più esposte al rischio di automazione rispetto agli uomini, in particolare nei contesti urbani come Londra. Questa vulnerabilità deriva principalmentedalla forte concentrazione femminile in ruoli amministrativi, di supporto o nel customer service, ovvero mansioni altamente automatizzabili. Inoltre, la sotto-rappresentazione delle donne nei settori STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) limita le loro opportunità di accedere ai nuovi ruoli emergenti nel campo dell’IA. La mancanza di accesso paritario alla formazione tecnica, unita a responsabilità familiari spesso non retribuite, rende più difficile per molte lavoratrici affrontare con successo la transizione digitale. Senza interventi mirati, il progresso tecnologico rischia quindi di amplificare le disuguaglianze di genere già presenti nel mercato del lavoro.

Parallelamente, analisi condotte da McKinsey (McKinsey UK, 2024) indicano che negli ultimi tre anni è diminuito sensibilmente il numero di offerte di lavoro in ruoli entry-level, soprattutto nei comparti con alta esposizione all’IA. In particolare, nel Regno Unito si è registrata una contrazione del 38% di questi annunci tra il 2021 e il 2024. Ciò potrebbe compromettere il naturale ricambio generazionale all’interno delle aziende, se non si sviluppano strategie per coinvolgere e formare nuove figure professionali.

Vantaggi e criticità dell’IA

Nonostante queste criticità, c’è anche una dimensione costruttiva: alcuni settori stanno già beneficiando dell’adozione dell’intelligenza artificiale. La PwC – acronimo di PricewaterhouseCoopers, una delle quattro più grandi società di revisione contabile e consulenza al mondo, insieme a Deloitte, EY (Ernst & Young) e KPMG – in una delle sue analisi più recenti, ha segnalato un netto aumento della produttività nei settori ad alta esposizione all’IA, insieme a un incremento delle retribuzioni per i lavoratori che possiedono competenze digitali avanzate. Secondo la stessa fonte, l’adozione dell’IA ha portato a un’accelerazione dei processi e a una riduzione dei costi operativi, stimolando al contempo la richiesta di ruoli ibridi, in cui la componente umana resta centrale per prendere decisioni complesse, gestire relazioni o sviluppare soluzioni creative.

Guardando al futuro, è evidente che l’intelligenza artificiale non si limiterà a “sostituire” lavori, ma contribuirà a crearne di nuovi. Tuttavia, l’esito dipenderà in larga misura da come istituzioni, aziende e lavoratori riusciranno a gestire questa transizione. Sarà fondamentale promuovere un dialogo aperto tra tecnologia e società, affinché le trasformazioni in atto possano generare benefici diffusi e non accrescere ulteriormente le disuguaglianze già esistenti nel mercato del lavoro.