La chiusura delle scuole durante la pandemia di Covid-19 ha avuto enormi costi a lungo termine. Altre misure invece hanno portato risultati sanitari migliori a costi molto inferiori. E’ la conclusione a cui approda una nuova ricerca condotta dal Dipartimento di statistica dell’Università di Oxford e dal Leverhulme Centre for Demographic Science, che analizza gli interventi non farmacologici messi in campo negli Stati Uniti ai tempi dell’emergenza Sars-CoV-2. Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Bmc Global and Public Health’, ha esaminato le politiche implementate nel corso del 2020, prima che i vaccini diventassero disponibili. I ricercatori di Oxford e dell’University of Washington si sono concentrati su 11 diversi interventi non farmacologici, combinando modelli dell’andamento delle malattie con l’analisi economica per calcolare sia i benefici per la salute che i costi per la società.
Durante la fase pre-vaccino, i decisori politici si sono affidati esclusivamente a misure di questo tipo per provare ad arginare i contagi, dall’obbligo di indossare la mascherina al distanziamento sociale, dai test al tracciamento dei contatti, fino alla chiusura di strutture.
Lo studio sul Covid
La chiusura delle scuole, calcolano gli esperti, ha evitato circa 77.200 decessi per Covid-19 e ridotto i tassi di trasmissione dell’8,2%, ma allo stesso tempo ha creato 1,6 trilioni di sterline (2 trilioni di dollari) di perdite economiche future a causa dei danni all’istruzione. Gli studenti hanno perso oltre 0,35 anni scolastici di apprendimento, e alcuni stati Usa hanno tenuto le scuole chiuse per quasi tutto l’anno accademico 2020-2021. In confronto, l’obbligo di indossare la mascherina ha ridotto la trasmissione del 19%, e questo risultato le ha rese più efficaci nel prevenire la diffusione della malattia, pur comportando costi minimi. Anche i programmi di test e tracciamento dei contatti si sono dimostrati efficienti rispetto ai costi di implementazione.
“La pandemia – osserva l’autore principale Nicholas Irons – ha posto sfide senza precedenti ai decisori a tutti i livelli. Sebbene la nostra risposta politica non sia stata ottimale, e non potevamo aspettarcelo, il nostro studio dimostra che molte delle misure attuate hanno mitigato i danni economici, oltre a sopprimere la trasmissione del virus. La chiusura delle scuole ha rappresentato però un’eccezione degna di nota”.
Strategie integrate per ridurre impatto e vittime
Una combinazione ottimale di interventi avrebbe potuto ridurre l’impatto totale della pandemia negli Stati Uniti da 3,7 trilioni di sterline (4,6 trilioni di dollari) a 1,5 trilioni di sterline (1,9 trilioni di dollari), salvando al contempo oltre 100.000 vite in più, stimano gli autori. Lo studio, evidenzia il coautore Adrian Raftery dell’University of Washington, “dimostra come l’utilizzo di metodi statistici per analizzare tutte le fonti di dati potrebbe migliorare i risultati sanitari e ridurre notevolmente i costi per la società. In futuro, negli Stati Uniti sarà necessario raccogliere regolarmente dati di sorveglianza nazionale più accurati, come è stato fatto nel Regno Unito durante la pandemia”.
I risultati del lavoro, continuano gli esperti, forniscono un modello per la futura pianificazione in contesti pandemici, offrendo dati concreti su quali interventi producano i migliori risultati sanitari riducendo al minimo le conseguenze economiche e sociali. La ricerca suggerisce che una rapida implementazione di test, il tracciamento dei contatti, gli obblighi di mascherine e distanziamento sociale, combinati con chiusure mirate di strutture, potrebbe controllare future epidemie simili senza ingenti costi per la formazione.
