Ogni anno, due volte, la Terra vive un fenomeno astronomico che da millenni affascina l’umanità: l’equinozio. A marzo e a settembre il Sole si trova esattamente sopra l’equatore, e la durata del giorno e della notte diventa quasi uguale in tutto il pianeta. Questi momenti segnano il cambio di stagione e, nel caso dell’equinozio di settembre, l’arrivo dell’autunno nell’emisfero boreale e della primavera in quello australe. L’evento, spiegabile con la meccanica celeste, ha tuttavia un forte carico simbolico e culturale: in ogni angolo del mondo le civiltà antiche e moderne hanno trasformato l’equinozio in occasione di riti, feste e narrazioni mitologiche.
Il tempo del raccolto e i miti antichi
Con le foglie che ingialliscono e i campi che offrono i loro frutti maturi, l’equinozio d’autunno è storicamente legato al tema del raccolto. Molte società agricole vedevano in questo momento dell’anno un passaggio cruciale: ringraziare per l’abbondanza estiva e prepararsi ai rigori dell’inverno.
Nell’antica Grecia, il ciclo delle stagioni era spiegato attraverso il mito di Persefone, figlia di Demetra, dea del raccolto. Rapita da Ade e condotta negli inferi, Persefone poteva tornare sulla Terra solo per nove mesi l’anno. I tre mesi trascorsi nel regno dei morti coincidevano con il periodo in cui Demetra, disperata, sospendeva la fertilità dei campi, dando origine all’inverno.
I Romani celebravano invece Pomona, dea dei frutti e della vegetazione, collegando anch’essi l’equinozio alla sfera agricola.
Riti neopagani e nuove tradizioni
Negli anni ’70, lo studioso statunitense Aidan Kelley introdusse il termine Mabon per designare la celebrazione neopagana dell’equinozio autunnale, ispirandosi a leggende celtiche e al mito greco di Persefone. Mabon rappresenta il “secondo raccolto” e il momento in cui si onora la luce che svanisce, accettando l’arrivo delle tenebre invernali.
In Gran Bretagna, gruppi neopagani, wiccan e druidi si riuniscono ancora oggi presso siti megalitici come Stonehenge o Castlerigg, dove l’allineamento solare rende l’evento astronomico un’esperienza suggestiva.
Dal cristianesimo alle feste popolari
La Chiesa cristiana, spesso sovrapponendo le proprie ricorrenze a quelle pagane, collocò vicino all’equinozio la festa di San Michele e di tutti gli angeli, o Michaelmas, celebrata il 29 settembre. In passato, soprattutto in Inghilterra, questo periodo aveva anche una valenza sociale ed economica: era il momento in cui si pagavano i salari ai braccianti e si organizzavano fiere di lavoro che diventavano anche occasioni di festa comunitaria.
Il serpente di luce dei Maya
Dall’altra parte del mondo, i Maya dimostrarono una straordinaria padronanza dell’astronomia. A Chichén Itzá, in Messico, la piramide di Kukulkán fu progettata in modo tale che, al tramonto dell’equinozio, le ombre sui gradini formassero l’immagine di un “serpente di luce” che scende lungo la scalinata principale. Questo spettacolo di geometria e sole testimonia la raffinatezza delle conoscenze scientifiche delle civiltà precolombiane.
Asia, spiritualità e riti di comunità
In Giappone, l’equinozio è associato a Higan, celebrazione buddhista che dura sei giorni e che invita a ricordare i defunti visitando e ornando le tombe. Dal periodo Meiji (1868-1912) entrambe le ricorrenze equinoziali sono diventate feste nazionali.
In Cina e in molte comunità asiatiche nel mondo, il periodo coincide con la festa di metà autunno, conosciuta come Moon Festival. Durante questa ricorrenza si celebra l’abbondanza del raccolto e si condividono i tipici mooncake, dolci ripieni di semi di loto, sesamo, frutta secca o uova salate.
In India, infine, cade Navaratri, una lunga celebrazione induista dedicata a Durga, manifestazione della divinità femminile. La festa, che dura nove notti, simboleggia la vittoria del bene sul male e si accompagna a riti, danze e preghiere.
Scienza e cultura: un intreccio senza tempo
L’equinozio di settembre non è soltanto un fenomeno astronomico spiegabile con l’inclinazione dell’asse terrestre: è un crocevia culturale che unisce scienza e spiritualità, natura e mito, passato e presente.
Dai racconti della Grecia antica ai calcoli matematici dei Maya, dalle liturgie cristiane alle feste popolari asiatiche, questo evento ricorda quanto profondamente il ciclo del cosmo sia intrecciato alla vita umana.



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