Diamanti rivelano leghe di nichel nel mantello terrestre: la prima prova naturale a oltre 400 km di profondità

Uno studio su Nature Geoscience documenta la formazione di leghe metalliche ricche di nichel intrappolate nei diamanti sudafricani, offrendo nuove chiavi di lettura sulla chimica del mantello

Rinvenute le prime prove naturali della formazione di leghe metalliche ricche di nichel nel mantello terrestre, a una profondità compresa tra 280 e 470 km. Lo rivela uno studio condotto dall’Istituto di Scienze della Terra dell’Università Ebraica di Gerusalemme e pubblicato su Nature Geoscience. I diamanti provenienti dalla miniera sudafricana di Voorspoed hanno rivelato nanoinclusioni metalliche di nichel-ferro e microinclusioni di carbonato ricco di nichel, catturando un raro momento di “congelamento redox” durante il quale fusi ossidati si infiltrano nella roccia ridotta del mantello.

Diamanti come archivi della chimica profonda del mantello

Questa scoperta conferma modelli teorici di lunga data sulle condizioni redox del mantello e illustra come questi processi al di sotto della crosta possano alimentare la formazione di diamanti che poi salgono in superficie. I diamanti hanno conservato sia reagenti che prodotti di una reazione che trasforma carbonati in diamanti, fornendo una “istantanea” della chimica dinamica profonda del mantello terrestre.

Questi risultati hanno importanti implicazioni per la comprensione della dinamica del mantello e della formazione di magmi ricchi di sostanze volatili come kimberliti e lamprofiri, elementi chiave per il vulcanismo e l’evoluzione della litosfera. In definitiva, i diamanti si rivelano strumenti preziosi per studiare reazioni complesse che avvengono a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre, collegando processi profondi alla geologia osservabile sulla crosta.