Un avatar: una costruzione grafica mossa da un’intelligenza artificiale. Una voce sintetica, un volto disegnato, una personalità simulata. Da pochi giorni, in Albania, è diventata ministro degli appalti pubblici. Diella nasce con un compito banale ma utile: guidare i cittadini nell’uso della piattaforma digitale e-Albania. Poi, qualcosa si trasforma. Il primo ministro albanese Edi Rama decide che quell’avatar sarà il nuovo volto (virtuale) della trasparenza statale. Risultato: un’IA con voce dolce e camicia ricamata è oggi incaricata di uno dei settori più delicati della pubblica amministrazione. Non è una provocazione artistica, non è una trovata pubblicitaria di un’azienda tech. È governance.
Quando l’innovazione è solo una maschera
L’operazione è perfetta per i titoli dei giornali e le standing ovation alle conferenze internazionali. “Algoritmo anti-corruzione”, “trasparenza digitale”, “governo 4.0”: titoli pronti, slogan vendibili. Peccato che dietro Diella ci siano sempre e comunque esseri umani, programmatori e decisori che controllano dati, algoritmi e risultati. Nessuna trasparenza automatica, nessuna neutralità. Solo un nuovo volto da mostrare mentre il potere resta nelle stesse mani. Efficienza o democrazia?
L’IA è più veloce? Certamente. Più precisa? Forse. Più giusta? Difficile dirlo, soprattutto se i dati da cui impara sono inquinati da decenni di favoritismi, corruzione e disuguaglianze. Affidarle il potere decisionale non significa rendere giusto un processo, significa automatizzare gli errori del passato. L’efficienza, da sola, non è garanzia di equità. Anche un regime autoritario può essere efficiente. Anche un algoritmo può assegnare appalti rapidamente. Ma con quali criteri?
Imparzialità e ragione?
Diella incarna la narrativa più pericolosa dell’intelligenza artificiale: quella della macchina imparziale e razionale, che non sbaglia, non mente, non ha secondi fini. È una figura rassicurante, perfetta per un contesto come quello albanese, dove secondo Transparency International la percezione della corruzione è elevata (80° su 180 paesi).
La sua nomina non è un esperimento isolato. È il simbolo di una tendenza globale: sostituire la politica con l’apparenza della tecnologia. Dare ai cittadini l’impressione che qualcosa cambi, mentre dietro lo schermo resta tutto com’era.
Il prezzo dell’illusione
La vera modernizzazione non è affidare un ministero a un software. È rendere trasparenti i processi, accessibili i dati, indipendenti i controlli. È costruire una pubblica amministrazione dove i cittadini possano vedere, capire, giudicare. Non farsi raccontare da un avatar che “va tutto bene” mentre i problemi reali restano sommersi nei dataset.
Perché, alla fine, Diella non è un ministro, non è una soluzione, non è una riforma. È un sipario che cala sul palcoscenico della politica, lasciando i cittadini in platea, a guardare una commedia scritta da altri.


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