Domani 14 settembre il campo magnetico terrestre potrebbe essere investito da una tempesta geomagnetica, classificata di livello G1 (debole) con possibilità di intensificarsi fino a G2 (moderata). Secondo i previsori dello Space Weather Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e il sito specializzato SpaceWeather.com, il nostro pianeta riceverà un duplice impatto: da un lato un colpo da un’espulsione di massa coronale (CME), dall’altro un flusso di vento solare ad alta velocità proveniente da un vasto buco coronale.
Questi eventi, pur non rappresentando un pericolo diretto per la popolazione, possono disturbare le comunicazioni radio, influenzare le reti elettriche e regalare spettacolari aurore boreali anche a latitudini insolite.
Cos’è una tempesta geomagnetica
Una tempesta geomagnetica è una perturbazione temporanea del campo magnetico terrestre causata dall’interazione con particelle energetiche provenienti dal Sole. L’intensità viene classificata su una scala da G1 (debole) a G5 (estrema). Nei casi più forti possono verificarsi blackout elettrici, malfunzionamenti ai satelliti e disagi ai sistemi di navigazione.
Cos’è un’espulsione di massa coronale (CME)
Una CME è un’enorme nube di plasma e campi magnetici che il Sole scaglia nello Spazio a velocità di milioni di chilometri orari. Quando una di queste nubi colpisce la Terra, le particelle interagiscono con la magnetosfera, alimentando le tempeste geomagnetiche.
Cos’è un buco coronale
I buchi coronali sono aree scure visibili sulla corona solare nelle immagini ai raggi ultravioletti. In queste zone il campo magnetico solare è più aperto, permettendo al vento solare di fuoriuscire più facilmente e con maggiore intensità.
Cos’è il vento solare
Il vento solare è un flusso continuo di particelle cariche (principalmente protoni ed elettroni) che si stacca dal Sole e viaggia nello Spazio a velocità comprese tra 300 e oltre 800 km/s. Normalmente la Terra lo devia grazie al suo campo magnetico, ma durante eventi intensi come CME o buchi coronali, la quantità di particelle aumenta e l’interazione con la magnetosfera diventa più forte, scatenando le tempeste geomagnetiche.
