Un’esplosione avvenuta a Roma il 4 luglio 2025 ha avuto un’eco sorprendente, registrata non solo nella capitale, ma anche a oltre 180 chilometri di distanza, ad Arezzo. A raccontare l’accaduto è un articolo di Thomas Braun e Camilla Bidini (INGV-Rm1) e Aladino Govoni (INGV-ONT), pubblicato sul blog INGV terremoti. L’esplosione, avvenuta alle 08:19 presso un distributore di GPL nel quartiere Prenestino, è stata così potente da essere percepita a km di distanza. L’onda d’urto è stata captata da un microbarometro installato ad Arezzo. Si tratta di un sensore “in grado di registrare le onde acustiche anche a frequenze al di sotto della percezione umana (< 20 Hz), la cosiddetta parte degli infrasuoni“. Lo strumento fa parte del progetto dell’INGV che mira a integrare la Rete Sismica Nazionale con i microbarometri.
La “zona di silenzio”
Ciò che ha incuriosito i ricercatori è stato il fatto che lo stesso sensore non aveva registrato l’esplosione avvenuta a Calenzano (FI) il 9 dicembre 2024, a soli 70 km di distanza. La spiegazione risiede nella complessa propagazione delle onde infrasoniche nell’atmosfera, che dipende da fattori come “la temperatura e l’umidità dell’aria, dalla direzione e velocità del vento“.
A dare una risposta a questo enigma è la teoria del sismologo Beno Gutenberg. Secondo l’articolo, “per distanze tra 50 e 150 km il suono viene rifratto prima verso l’alto per poi subire una rifrazione verso il basso“, creando una cosiddetta “zona di silenzio”. L’esplosione di Calenzano, trovandosi a 70 km, ricadeva proprio in questa zona, rendendo il segnale infrasonico “sordo” per la stazione di Arezzo. Al contrario, l’onda d’urto proveniente da Roma, viaggiando per 180 km, è riuscita a superare la zona di silenzio, arrivando fino al microbarometro con un ritardo di circa 60 secondi rispetto al tempo di arrivo teorico.


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