L’Amazzonia è il cuore verde del pianeta: con i suoi sette milioni di chilometri quadrati, ospita circa un quarto della biodiversità mondiale e oltre la metà delle foreste tropicali ancora intatte. In questo immenso territorio vivono circa 33 milioni di persone, tra cui 2,7 milioni di indigeni appartenenti a circa 350 gruppi etnici. Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha dimostrato come i territori indigeni (ITs), spesso coperti da fitte foreste, svolgano un ruolo cruciale nel contrasto alla deforestazione e alla perdita di biodiversità. Tuttavia, fino a poco tempo fa, restava poco esplorato il legame tra la protezione di queste aree e la salute umana.
Uno studio recente, pubblicato su Communications Earth & Environment e condotto da Julia Barreto e colleghi, ha analizzato vent’anni di dati (2000–2019) su 21 malattie tra respiratorie, cardiovascolari, zoonotiche e trasmesse da insetti, mettendo in relazione l’incidenza sanitaria con fattori ambientali come copertura forestale, frammentazione del paesaggio e incendi.
Lo studio: foreste come barriera naturale contro le malattie
I ricercatori hanno raccolto dati da oltre 1.700 municipalità di otto Paesi amazzonici (Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela), per un totale di 28,4 milioni di casi di malattia registrati in meno di vent’anni.
Le malattie considerate si dividono principalmente in due categorie:
- Malattie legate agli incendi e all’inquinamento da particolato fine (PM2.5): soprattutto polmoniti, bronchiti croniche, infarti e ictus.
- Malattie zoonotiche e vettoriali: malaria, leishmaniosi cutanea e viscerale, Chagas, hantavirus e rickettsiosi.
I risultati principali
- In aree con oltre il 45% di copertura forestale, la presenza di un territorio indigeno è associata a una riduzione significativa delle malattie respiratorie e delle zoonosi.
- In aree deforestate o molto frammentate, l’effetto protettivo diminuisce o addirittura si inverte, con un aumento di casi di malaria e leishmaniosi.
La protezione legale dei territori è decisiva: gli ITs riconosciuti ufficialmente mostrano effetti più marcati nel ridurre l’incidenza delle malattie, mentre quelli non riconosciuti tendono a essere più vulnerabili e talvolta associati a un aumento dei casi.
Meccanismi ecologici che spiegano il legame
Gli autori collegano il ruolo protettivo degli ITs a diversi meccanismi:
- Assorbimento degli inquinanti atmosferici
Le foreste amazzoniche agiscono come filtri naturali, assorbendo il particolato fine prodotto dagli incendi. Questo riduce l’esposizione delle popolazioni a sostanze responsabili di gravi patologie respiratorie e cardiovascolari.
- Riduzione del contatto uomo-animale
Le foreste intatte riducono la probabilità di interazioni tra comunità umane e vettori di malattie (zanzare, roditori, insetti), abbassando il rischio di zoonosi come malaria e Chagas.
- Effetto della biodiversità
Ecosistemi più ricchi e meno frammentati mantengono un equilibrio tra specie ospiti e vettori, riducendo il rischio che singole specie portatrici di patogeni proliferino senza controllo.
Un beneficio che va oltre i confini indigeni
L’aspetto più interessante emerso è che la protezione della salute non riguarda solo le comunità indigene, ma anche le popolazioni che vivono nei territori circostanti. Ad esempio, nel solo Brasile, gli incendi boschivi sono stati responsabili, tra il 2002 e il 2011, di circa 2.900 morti premature ogni anno per malattie cardiopolmonari.
La presenza di foreste gestite dagli indigeni può contribuire ad abbattere questi numeri, migliorando la qualità dell’aria a livello regionale.
Implicazioni politiche e sanitarie
Lo studio sottolinea come il legame tra foreste, salute e diritti indigeni sia un tema strategico globale. In un contesto di crescente pressione dovuta a deforestazione, agricoltura intensiva e crisi climatica, rafforzare il riconoscimento legale dei territori indigeni diventa una misura non solo di giustizia sociale e ambientale, ma anche di prevenzione sanitaria.
Le conclusioni degli autori sono chiare:
- Proteggere gli ITs significa proteggere la salute umana.
- I benefici sanitari emergono solo quando le foreste rimangono integre e non frammentate.
- La governance e il riconoscimento giuridico dei territori sono elementi chiave per amplificare questi effetti positivi.
Il lavoro di Barreto e colleghi aggiunge una nuova dimensione al dibattito sulla conservazione dell’Amazzonia: la tutela dei territori indigeni non è soltanto una misura ambientale, ma una vera e propria politica sanitaria preventiva.
In un momento in cui incendi e malattie legate alla crisi climatica sono in aumento, rafforzare i diritti territoriali delle popolazioni indigene può rivelarsi una delle strategie più efficaci per proteggere la salute di milioni di persone in Sud America e, indirettamente, nel resto del mondo.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?