In Giappone, un piccolo partito emergente chiamato Path to Rebirth ha fatto notizia annunciando l’intenzione di affidare la guida del movimento a un’intelligenza artificiale. La proposta, singolare e provocatoria, arriva dopo i risultati elettorali deludenti ottenuti dal partito, che non è riuscito a conquistare seggi né alle elezioni locali di Tokyo né alla Camera Alta nazionale, nonostante oltre 50 candidature. A seguito di questo flop, Shinji Ishimaru, ex sindaco della città di Akitakata, ha lasciato la leadership del partito ad agosto. Al suo posto è subentrato il venticinquenne Koki Okumura, dottorando presso l’Università di Kyoto, con una specializzazione in ricerca sull’AI. Durante una conferenza stampa, Okumura ha dichiarato che non sarà lui a prendere le decisioni politiche, ma un chatbot AI con sembianze di pinguino, simbolo scelto per la sua immediatezza visiva e per il legame affettivo che i giapponesi spesso nutrono verso gli animali.
Non potendo candidare legalmente l’AI – poiché la legge richiede che un candidato sia un cittadino giapponese in carne e ossa – Okumura resterà formalmente il rappresentante del partito, ma il processo decisionale sarà interamente delegato all’intelligenza artificiale. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di introdurre una nuova forma di partecipazione politica, in cui la tecnologia permetta di superare pregiudizi, corruzione e scelte impulsive, rendendo le decisioni più inclusive e basate su analisi oggettive dei dati.
Dubbi etici e scetticismo degli esperti
L’annuncio ha immediatamente attirato l’attenzione dei media e degli osservatori politici, ma ha anche sollevato preoccupazioni di natura etica e culturale. Secondo Hiroshi Shiratori, professore di scienze politiche all’Università Hosei di Tokyo, il popolo giapponese non è ancora pronto ad accettare un partito gestito da un’intelligenza artificiale, perché la politica, nella sua essenza, si basa su relazioni umane, empatia e fiducia. Gli elettori, ha detto, scelgono persone con cui si identificano, non algoritmi. Altri esperti, come Thomas Ferretti dell’Università di Greenwich e Theodore Lechterman dell’Università IE in Spagna, hanno sottolineato che, sebbene l’AI possa aiutare a ottimizzare la burocrazia o a gestire grandi quantità di dati, non è adatta a prendere decisioni morali o sociali complesse. Le intelligenze artificiali non possiedono valori propri, né sono in grado di mediare tra opinioni contrastanti, come richiede invece il dibattito democratico. Esiste inoltre il rischio che, se più partiti adottassero AI simili, la politica si omologherebbe, perdendo la diversità ideologica e diventando meccanica e prevedibile. Questo scenario viene giudicato da molti come antidemocratico, poiché allontanerebbe ulteriormente i cittadini dalle istituzioni e ridurrebbe la politica a un processo tecnico, privo di cuore e visione.
Un esperimento verso il futuro della politica
Nonostante lo scetticismo diffuso, Okumura continua a difendere con determinazione il suo progetto, definendolo un esperimento sociale e tecnologico senza precedenti. L’idea non è semplicemente quella di introdurre un robot nei meccanismi del potere, ma di ripensare radicalmente il ruolo della tecnologia nella democrazia moderna. Secondo lui, l’intelligenza artificiale può offrire un modo nuovo di ascoltare le esigenze della popolazione, specie quelle più spesso trascurate dai politici tradizionali. L’avatar del pinguino non è stato ancora rivelato ufficialmente, ma sarà progettato per comunicare in modo semplice e diretto, rappresentando una guida accessibile e neutrale. È in fase di costituzione anche un comitato tecnico che definirà le regole, i limiti e le funzioni dell’AI leader, con l’obiettivo di garantire trasparenza e controllo umano. Okumura riconosce che ci saranno ostacoli legali, culturali e organizzativi, ma considera il tutto come una sfida necessaria:
“Stiamo entrando in una nuova era, in cui l’interazione tra esseri umani e intelligenze artificiali sarà inevitabile. Se la società cambia, anche la politica deve cambiare. Noi vogliamo essere i primi a guidare questo passaggio”.


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