Le barriere coralline tropicali dell’Atlantico occidentale si trovano di fronte a un futuro critico: secondo una ricerca guidata da Chris Perry dell’Università di Exeter e pubblicata su Nature, oltre il 70% delle barriere coralline sarà in uno stato netto di erosione entro il 2040. Questi ecosistemi non solo rappresentano scrigni di biodiversità, ma svolgono anche una funzione essenziale per la sicurezza delle coste: dissipano l’energia delle onde e riducono il rischio di allagamenti. La perdita della loro capacità di accrescimento e protezione esporrà milioni di persone a maggiori rischi legati all’innalzamento del mare.
Lo studio: fossili, modelli climatici e scenari futuri
Per ottenere queste proiezioni, i ricercatori hanno analizzato depositi fossili di coralli provenienti da oltre 400 siti dell’Atlantico tropicale occidentale (Florida Keys, Mesoamerica, Bonaire). Lo scopo era ricostruire i tassi di crescita e accrescimento delle barriere coralline, noti come RAPmax (Maximum Reef Accretion Potential), e confrontarli con i tassi di innalzamento del livello del mare previsti dagli scenari di emissione (SSP) del IPCC.
I risultati mostrano che:
- Già oggi molte barriere non riescono a tenere il passo con l’innalzamento del mare (3,6 mm/anno in media).
- Entro il 2040, anche nello scenario più ottimistico (SSP1–2.6, con riscaldamento sotto i 2 °C), la maggioranza dei siti sarà in bilancio negativo.
- Entro il 2100, con scenari più severi (SSP3–7.0 e SSP5–8.5), la quasi totalità delle barriere entrerà in stato erosivo.
Lo studio stima inoltre che le profondità d’acqua sopra le barriere aumenteranno di 0,3–0,5 metri entro il 2060, e fino a 1,2 metri entro il 2100 nei casi peggiori. Questo significherà onde più alte e maggiore esposizione delle coste tropicali a inondazioni.
Le cause: riscaldamento, acidificazione ed erosione biologica
Il declino è legato a una combinazione di fattori climatici e antropici:
- Sbiancamento dei coralli dovuto a stress termico e ondate di calore marine, che hanno già devastato specie chiave come Acropora palmata e A. cervicornis.
- Acidificazione degli oceani, che riduce la capacità di calcificazione dei coralli e delle alghe coralline.
- Aumento dell’erosione biologica, con organismi che scavano nei substrati di carbonato, accelerando la perdita di struttura.
- Impatto umano diretto, come inquinamento, pesca eccessiva e degrado della qualità dell’acqua.
Secondo i dati raccolti, in molte aree come le Florida Keys il tasso medio di accrescimento delle barriere è già vicino allo zero o negativo.
Possibili soluzioni: tra restauro e mitigazione climatica
Il lavoro sottolinea che il restauro corallino da solo non basta: persino interventi massicci di trapianto e ricostruzione riuscirebbero a ridurre l’innalzamento del livello del mare percepito sopra le barriere solo di 0,3–0,4 metri entro il 2100. Per avere un impatto reale, questi sforzi devono essere accompagnati da:
- Mitigazione globale del cambiamento climatico, mantenendo il riscaldamento sotto i 2 °C.
- Gestione locale, migliorando la qualità delle acque, riducendo l’inquinamento e limitando la pesca distruttiva.
- Strategie ibride, che uniscono il restauro ecologico a soluzioni ingegneristiche naturali, come barriere artificiali rivestite di coralli.
Un futuro incerto per le coste tropicali
La ricerca dimostra che il destino delle barriere coralline e la sicurezza delle popolazioni costiere sono strettamente legati. Senza un’azione climatica urgente, la perdita del ruolo protettivo delle barriere potrebbe amplificare gli effetti dell’innalzamento del mare, esponendo città e comunità insulari a rischi senza precedenti. Come scrivono gli autori, “mantenere il riscaldamento sotto i 2 °C è cruciale per limitare gli impatti dell’innalzamento del livello del mare sulle coste protette dalle barriere”.


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