L’imitazione rappresenta uno dei cardini dell’evoluzione culturale umana. Non si tratta solo di copiare azioni mostrate direttamente (imitazione di seconda parte), ma anche di apprendere passivamente osservando l’interazione tra due individui, fenomeno noto come imitazione di terze parti. Questa capacità consente la trasmissione di norme, tradizioni e comportamenti sociali complessi. Fino a oggi, la letteratura scientifica indicava che l’imitazione di terze parti fosse esclusiva dell’uomo. Lo studio di Esha Haldar, Auguste von Bayern e colleghi, pubblicato su Scientific Reports nel luglio 2025, ribalta questa visione mostrando come i macaw di sponda blu (Ara glaucogularis) siano in grado di imparare osservando interazioni tra conspecifici e ricercatori.
La ricerca: metodologia e disegno sperimentale
Lo studio ha coinvolto 14 pappagalli ospitati presso la Loro Parque Fundación di Tenerife.
- Gruppo sperimentale (6 individui): osservava un conspecifico addestrato eseguire azioni in risposta a gesti di un ricercatore.
- Gruppo di controllo (5 individui): riceveva i comandi gestuali senza alcuna dimostrazione.
- Dimostratori: due maschi di otto anni, addestrati a rispondere a cinque gesti arbitrari.
Le azioni testate includevano:
- Alzare una zampa
- Girare su sé stessi
- Scuotere la testa (“fluff”)
- Emettere un verso
- Sbattere le ali.
Ogni soggetto riceveva ricompense alimentari solo se eseguiva l’azione corretta in risposta al comando.
Risultati principali
I dati, raccolti in oltre 4.600 prove sperimentali, sono stati analizzati con test statistici e modelli misti generalizzati. Le evidenze sono chiare:
- Il gruppo sperimentale ha appreso in media 4,16 azioni su 5, contro 2,2 azioni del gruppo di controllo.
- Gli ara che avevano assistito alle dimostrazioni hanno imparato più rapidamente e con maggiore precisione.
- Alcuni individui hanno mostrato imitazioni spontanee già durante l’osservazione, prima di ricevere qualsiasi comando o ricompensa.
- L’azione più difficile da acquisire è risultata lo “sbattere le ali”, mentre “alzare una zampa” era in genere la prima appresa.
Lo studio sottolinea che i comportamenti imitati erano azioni intransitive, ossia non legate a oggetti o scopi pratici. Questo elimina l’ipotesi che i pappagalli si limitassero a emulare un obiettivo (ad esempio ottenere cibo), rafforzando l’idea di vera imitazione.
Significato evolutivo e culturale
Il risultato è di grande rilievo perché dimostra per la prima volta l’esistenza di imitazione di terze parti in una specie non umana. Mentre i cani – pur domestici e abituati a interagire con l’uomo – avevano fallito in test analoghi, i macaw hanno avuto successo. Ciò suggerisce che la complessità sociale delle specie di pappagalli, caratterizzate da dinamiche di fissione-fusione e frequenti cambi di gruppo, possa aver favorito l’evoluzione di questa forma di apprendimento.
Gli autori ipotizzano che tale abilità serva a:
- facilitare l’integrazione sociale in nuovi gruppi;
- accelerare la trasmissione di comportamenti collettivi;
- creare convenzioni culturali, come movimenti coordinati o gesti condivisi.
Limiti e prospettive future
Come evidenziato dagli stessi ricercatori, alcuni fattori limitano la generalizzabilità dei risultati:
- Campione ridotto (11 soggetti validi, più 2 dimostratori);
- Numero limitato di azioni testate (solo cinque);
- Possibili influenze ambientali dovute alla vita in cattività.
Sono quindi necessari studi più ampi, possibilmente in condizioni semi-naturali. Lo studio sugli ara di sponda blu apre nuove prospettive nella ricerca sull’evoluzione dell’apprendimento sociale. L’imitazione di terze parti, ritenuta finora un’esclusiva umana, appare invece come una competenza che potrebbe essersi evoluta indipendentemente in specie sociali complesse come i pappagalli.
In un mondo in cui la biodiversità di queste specie è minacciata, scoperte del genere non solo arricchiscono la nostra comprensione dell’intelligenza animale, ma rafforzano l’urgenza di tutelare gli animali.






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