Il 10 settembre 1898 la città di Ginevra fu teatro di un dramma che segnò profondamente la storia europea. Elisabetta di Baviera, meglio conosciuta “Sissi”, l’Imperatrice d’Austria e Regina d’Ungheria, celebre per la sua eleganza e per il fascino romantico che l’accompagnò in vita, cadde vittima di un attentato compiuto dall’anarchico italiano Luigi Lucheni. Sissi si trovava in Svizzera in viaggio quasi incognito, desiderosa di sfuggire agli impegni di corte che da anni le pesavano. Mentre si apprestava a salire su un battello, Lucheni la colpì al petto con una lima affilata, trasformata in un’arma improvvisata. In un primo momento la sovrana, ignara della gravità della ferita, riuscì persino a camminare per alcuni passi, prima di accasciarsi senza vita.
Lucheni, immediatamente catturato, dichiarò di voler colpire un’esponente dell’aristocrazia come gesto simbolico contro i poteri monarchici, non per ragioni personali. Il suo gesto sollevò enorme indignazione in tutta Europa, suscitando un’ondata di dolore e cordoglio.
La morte di Elisabetta di Baviera non solo privò l’Impero austro-ungarico di una figura amata, ma mise in luce la crescente tensione politica e sociale di fine ‘800, segnata dall’ondata anarchica che avrebbe continuato a scuotere il continente.


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