Il 25 settembre 2003, alle prime ore del mattino, un violento terremoto di magnitudo 8 colpì al largo della costa di Hokkaidō, la grande isola settentrionale del Giappone. L’epicentro fu localizzato nel Mare di Okhotsk, a circa 60 km dalla costa, e il sisma venne avvertito in gran parte del Paese, con scosse che fecero oscillare edifici fino a Tokyo. La violenza del terremoto scatenò immediatamente l’allerta tsunami. Onde alte fino a un metro raggiunsero le coste di Hokkaidō e Aomori, causando danni a porti, imbarcazioni e infrastrutture.
Il Giappone, paese abituato a convivere con l’attività sismica, mostrò ancora una volta la sua capacità di risposta rapida. Le misure antisismiche adottate negli edifici e l’efficienza dei sistemi di allerta contribuirono a ridurre drasticamente le conseguenze di un evento che, in altre regioni del mondo, avrebbe potuto avere effetti catastrofici.


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