Tra maggio e settembre 2023, il Canada ha vissuto la più devastante stagione di incendi della sua storia recente. Le fiamme hanno bruciato 18,4 milioni di ettari di foreste, pari al 5% dell’intera superficie boschiva nazionale e otto volte la media annua registrata tra il 1983 e il 2022. Questi roghi hanno liberato in atmosfera 647 milioni di tonnellate di carbonio, insieme a enormi quantità di aerosol e polveri sottili. Il fumo non si è fermato ai confini canadesi: ha attraversato gran parte del Nord America, costringendo le autorità statunitensi a emettere allarmi per la qualità dell’aria in decine di Stati, e ha raggiunto persino l’Europa e l’Asia grazie alle correnti atmosferiche.
L’impatto del PM2.5: esposizione di massa
Lo studio guidato da Qiang Zhang (Università Tsinghua) ha combinato osservazioni satellitari, inventari globali delle emissioni da incendi, machine learning e modelli chimico-trasportistici (GEOS-Chem) per stimare concentrazioni di PM2.5 e impatti sulla salute.
I risultati sono impressionanti:
- +0,17 μg/m³: incremento medio globale annuale di PM2.5 dovuto agli incendi canadesi (pari al 13% dell’esposizione mondiale da incendi nel 2023).
- +3,82 μg/m³ in Canada e +1,49 μg/m³ negli USA, un valore triplo rispetto all’impatto degli incendi americani dello stesso anno.
- +0,41 μg/m³ in Europa, con episodi di inquinamento particolarmente intensi tra fine giugno e inizio luglio.
In totale, 354 milioni di persone in Nord America ed Europa sono state esposte a giornate con livelli di PM2.5 superiori alle soglie OMS e con almeno il 50% della concentrazione attribuibile al fumo canadese.
Conseguenze sanitarie: migliaia di morti
L’analisi degli autori stima un impatto sanitario drammatico:
- 5.400 morti acute in Nord America, concentrate durante i picchi di esposizione.
- 64.300 morti croniche attribuibili a lungo termine in Nord America ed Europa.
- A livello globale, le vittime croniche legate al fumo degli incendi canadesi sono stimate in 82.100 persone.
- Negli Stati Uniti, circa 187 milioni di cittadini hanno subito un aumento medio annuo di PM2.5 superiore a 1 μg/m³.
- In Europa, 22.400 morti croniche sono state collegate al trasporto transatlantico delle polveri, con episodi acuti che hanno interessato Francia, Spagna e Italia.
Un inquinamento transcontinentale
Il trasporto del fumo è stato favorito da particolari configurazioni atmosferiche:
- correnti occidentali in quota che hanno trasportato i pennacchi dal Nord America all’Europa;
- sistemi di alta e bassa pressione che hanno canalizzato le masse d’aria inquinata verso le regioni più popolate degli USA e dell’Europa occidentale.
Gli episodi più critici in Europa si sono verificati a fine giugno, quando un forte gradiente di pressione tra l’anticiclone delle Azzorre e la depressione islandese ha convogliato il fumo canadese sul Mediterraneo, provocando un incremento significativo del particolato in Italia, Francia e Spagna.
Incertezze e prospettive future
Gli autori sottolineano alcune incertezze:
- le stime dipendono dagli inventari delle emissioni, che presentano notevoli differenze;
- l’altezza di iniezione del fumo non è stata modellata con precisione, influenzando le simulazioni;
- le funzioni epidemiologiche utilizzate derivano da studi sul PM2.5 generico e non specificamente sul particolato da incendi, che potrebbe avere una tossicità maggiore.
Nonostante ciò, la conclusione è chiara: gli incendi canadesi del 2023 hanno prodotto un inquinamento atmosferico e un impatto sanitario globale senza precedenti, destinati a ripetersi con maggiore frequenza in un clima che si riscalda.
Il lavoro pubblicato su Nature evidenzia che gli incendi non sono più fenomeni localizzati: la loro influenza attraversa continenti, incidendo sulla salute di centinaia di milioni di persone. Investimenti in sistemi di monitoraggio, previsioni di qualità dell’aria più accurate e strategie di gestione forestale diventano dunque strumenti essenziali per ridurre i rischi.


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